Oltre 11,3 milioni di contribuenti e quasi 10 miliardi di euro di detrazioni per il recupero del patrimonio edilizio. Altri 3,37 milioni di italiani utilizzano le agevolazioni per il risparmio energetico, per oltre 2,58 miliardi. È da questi numeri che dovrebbe partire la discussione sul futuro dei bonus casa.
Le statistiche del Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni 2025, relative ai redditi 2024, registrano 11.335.524 contribuenti con detrazioni per recupero edilizio, per 9,936 miliardi, ai quali si aggiungono 3.369.114 contribuenti e 2,587 miliardi di detrazioni per risparmio energetico. Complessivamente, oltre 12,5 miliardi di euro.
Il dato non rappresenta i lavori realizzati in un solo anno: nelle dichiarazioni confluiscono quote di detrazioni relative anche a investimenti precedenti. Mostra però quanto le agevolazioni edilizie siano diventate strutturali nell’Irpef e come ogni nuovo incentivo produca effetti sul gettito per più esercizi.
Ai numeri del MEF si affiancano quelli dell’ENEA, che misurano gli investimenti e, per gli interventi energetici, il risparmio ottenuto. Nel 2025 l’Ecobonus ha attivato circa 3,62 miliardi di euro di investimenti, oltre 2 miliardi dei quali destinati agli infissi, contro circa 6,3 miliardi nel 2024: oltre il 40% in meno. ENEA monitora inoltre gli interventi del Bonus Casa che comportano risparmio energetico o utilizzo di fonti rinnovabili.
I due database misurano quindi aspetti differenti: il MEF fotografa le detrazioni utilizzate dai contribuenti, ENEA gli investimenti e parte dei risultati energetici prodotti.
Su questi numeri si inserisce il confronto sulla prossima legge di Bilancio 2027. Secondo le ricostruzioni del Sole 24 Ore, il Governo sta studiando una proroga dell'attuale sistema di agevolazioni per evitare la riduzione già prevista dal prossimo anno. Il perimetro interessato da Bonus ristrutturazioni, Ecobonus e Sismabonus vale circa 26 miliardi di euro di lavori.
L'ipotesi è mantenere anche nel 2027 la detrazione del 50% per gli interventi sull'abitazione principale e del 36% per quelli sugli altri immobili, anziché lasciare scendere le aliquote, come prevede oggi la legge, rispettivamente al 36% e al 30%. La conferma riguarderebbe il Bonus ristrutturazioni, gli interventi di efficientamento energetico dell'Ecobonus e quelli di riduzione del rischio sismico del Sismabonus.
Nel dossier della Manovra rientra anche la possibile proroga del Bonus mobili, oggi riconosciuto nella misura del 50% per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati a immobili oggetto di ristrutturazione.
Si tratta, al momento, di ipotesi allo studio e non di misure già approvate: aliquote, perimetro degli interventi e coperture dovranno essere definiti con la costruzione della legge di Bilancio.
A offrire un termine di confronto sono gli studi di Banca d'Italia e dell'UPB (ufficio parlamentare di bi. Per Superbonus e Bonus facciate, Banca d'Italia stima che, degli oltre 170 miliardi di investimenti agevolati tra il 2021 e il 2023, circa il 73% sia stato aggiuntivo, mentre oltre 45 miliardi sarebbero stati spesi comunque. L'UPB rileva inoltre che, nelle detrazioni edilizie tradizionali, circa la metà dei benefici era concentrata su poco più del 10% dei contribuenti con redditi più elevati.
Se ristrutturazione ed efficientamento producono minori consumi di energia elettrica e gas, il beneficio non si esaurisce nei lavori realizzati, ma continua nel tempo attraverso la riduzione delle bollette.
La stessa prospettiva potrebbe essere applicata al patrimonio pubblico di Regioni, Comuni e amministrazioni, a partire dalle scuole. Il cambiamento climatico impone inoltre di considerare non soltanto il riscaldamento invernale, ma anche il crescente fabbisogno di raffrescamento estivo.
Accanto agli incentivi destinati ai privati, non sarebbe allora utile una politica nazionale stabile di efficientamento degli immobili pubblici, misurando per ogni intervento investimento, riduzione dei consumi di elettricità e gas, risparmio economico e tempo di recupero della spesa?
La questione diventa così più ampia: non soltanto quanto costa un incentivo, ma quanto risparmio permanente riesce a generare ogni euro pubblico investito.
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