Ha preso il via poco dopo le 9 di questa mattina, 6 febbraio 2025, nell'aula magna del Tribunale di Genova, il processo per l'omicidio di Nada Cella, avvenuto nel lontano 1996 a Chiavari. Tre le persone imputate: oltre ad Annalucia Cecere, sospettata di aver materialmente compiuto il delitto, il commercialista per il quale la vittima lavorava come segretaria, Marco Soracco, e l'anziana madre Marisa Bacchioni, accusati di favoreggiamento e false dichiarazioni.
Nei confronti di Cecere, Soracco e Bacchioni, la gip Angela Nutini aveva emesso una sentenza di "non luogo a procedere", ritenendo che quelli raccolti dalla Procura fossero meri "sospetti", "insufficienti a formulare una ragionevole previsione di condanna".
Lo scorso novembre, poi, la Corte d'Assise d'Appello aveva accolto il ricorso presentato dalla pm Gabriella Dotto, disponendo il rinvio a giudizio per tutti gli indagati. La prima udienza del processo a loro carico si è svolta oggi.
Tra i punti da affrontare, c'era quello relativo alla questione di legittimità costituzionale sollevata dai difensori di Soracco, che la Corte, presieduta dal giudice Massimo Cusatti, ha giudicato, alla fine, "manifestatamente infondata". Il dibattimento, dunque, andrà avanti. Una cinquantina, in totale, i testimoni che dovranno essere ascoltati.
Soracco, che oggi ha 60 anni, è stato l'unico tra gli imputati ad essere presente in aula. Non c'era Marisa Bacchioni, né c'era Annalucia Cecere, che insieme alla famiglia risiederebbe nel Cuneese. Prima di entrare in tribunale, intercettato dai giornalisti, l'uomo ha dichiarato:
L'accusa che gli viene mossa - e che lui respinge con fermezza - è di aver favorito, insieme alla madre anziana, la Cecere, rilasciando anche false dichiarazioni al pm. Il tutto per coprire un giro sospetto di denaro legato al suo lavoro. Il 6 maggio 1996 fu lui a dare l'allarme, dopo aver trovato Nada Cella in fin di vita nello studio di sua proprietà.
I primi sospetti si concetrarono proprio su di lui. Anche perché la madre, che viveva al piano superiore, si era preoccupata di pulire, secondo le ricostruzioni, il pianerottolo e le scale dalle tracce di sangue lasciate dal killer. Successivamente, furono seguite altre piste, tutte rivelatesi false.
La prima vera svolta è arrivata nel 2021, quando i familiari di Nada, su impulso della criminologa Antonella Delfino Pesce e dell'avvocata Sabrina Franzone, hanno chiesto alla Procura di riaprire il caso, presentando importanti elementi di novità.
Dettagli che già all'epoca della prima inchiesta erano emersi, ma che erano stati tralasciati, come la testimonianza di una donna che affermava di aver visto Annalucia Cecere allontanarsi dallo studio di Soracco in motorino proprio la mattina dell'aggressione a Nada.
Non è tutto. Durante un sopralluogo, gli inquirenti avrebbero ritrovato nella sua abitazione due bottoni simili a quello rinvenuto sulla scena del crimine. Da qui l'accusa di omicidio volontario aggravato: la pm ritiene che Cecere possa aver ucciso la 24enne "per motivi di rancore e gelosia", legati alla posizione occupata dalla vittima all'interno dello studio e la sua vicinanza a Soracco.
Lei si è sempre proclamata innocente. Ad assisterla sono gli avvocati Gianni Roffo e Susanna Martini.