Due anni senza Kata. Sono passati ventiquattro mesi dalla scomparsa di Mia Kataleya Chicllo Alvarez, detta Kata, la bambina peruviana di cinque anni svanita nel nulla il 10 giugno 2023 dall’ex albergo Astor di via Mariti a Firenze, dove viveva con la madre e il fratellino in un alloggio occupato abusivamente. Quel pomeriggio, come racconta la madre in collegamento al programma “Scomparsi” condotto da Cinzia Scaglione su Canale 122, Kata stava giocando nel cortile dell’hotel quando di lei si sono perse tutte le tracce. Da allora, la sua sparizione resta avvolta nel mistero.
Le indagini hanno percorso tutte le piste possibili, in Italia e all’estero, coinvolgendo le autorità giudiziarie internazionali. Sono stati esaminati tabulati telefonici, fotografie e video, ascoltati numerosi testimoni e verificate decine di segnalazioni, provenienti da ogni parte del mondo. Fino a oggi, però, nessuna di queste piste ha portato a risultati concreti. Gli investigatori hanno tuttavia alcune certezze: Kata è stata portata via dall’ex albergo, che un tempo era un hotel a tre stelle e che poi era stato occupato abusivamente da persone in difficoltà e da soggetti legati ad ambienti criminali.
I cani molecolari e la squadra speciale dei “Cacciatori di Calabria” hanno perlustrato l’edificio con sonde e radar, cercando ogni minimo indizio. Nessuna traccia, però, è stata trovata. Secondo la Procura, la bambina non è uscita dagli ingressi principali, sorvegliati dalle telecamere. Probabilmente è stata condotta attraverso un cortile interno, scavalcando un muro di recinzione, per poi accedere a un’area condominiale adiacente. Successivamente, camminando sui tetti dei garage o nel cortile di un laboratorio artigiano, i rapitori avrebbero raggiunto via Monteverdi, non controllata da telecamere. È chiaro che chi l’ha presa conosceva bene il quartiere e sapeva come muoversi per evitare ogni sistema di videosorveglianza.
Inizialmente si ipotizzò un allontanamento volontario, ma ben presto la pista più accreditata divenne il sequestro, ipotizzando altresì alcune dinamiche interne alla comunità peruviana. Tra gli indagati figura lo zio materno e una testimone ha raccontato di aver sentito una bambina piangere e chiamare la mamma poco prima della scomparsa della piccola Kata. Nel 2024 sono state condotte alcune perizie genetiche su oggetti trovati nell’area e non appartenenti alla famiglia. Gli appelli per ritrovare Kata continuano senza sosta.
Ospite in collegamento del programma, la madre Katherine Alvarez ha ripercorso quei momenti: quel giorno tornò a casa verso le 15:45 e notò due o tre uomini seduti all’ingresso, con i bambini assenti dal solito cortile di gioco. Salendo in camera trovò il fratello con il figlio; le disse che Kata era con un’amica, che a sua volta riferì di aver visto la bambina nel cortile poco prima, dopo un piccolo litigio tra bimbe. Katherine cercò in un’altra abitazione senza successo, poi ha pensato che la figlia fosse con il fratellino a giocare a calcio. Quando il bambino tornò, disse di non averla vista.
La madre percorse tutto l’hotel, gridando il nome di Kata, ma racconta che nessuno l’aiutò e che alcune persone le impedirono l’accesso a determinate stanze. Solo l’amministratrice intervenne, chiedendole di non chiamare subito la polizia e di continuare la ricerca all’interno. Katherine però, dopo un po' di tempo, decise di contattare le forze dell’ordine e chiedere aiuto.
Nella sua mente si fece strada l’ipotesi che qualcuno avesse approfittato della sua assenza per rapire la bambina. Dieci giorni prima alcune persone le avevano intimato di lasciare l’hotel, ma lei aveva rifiutato. È convinta che ci sia omertà e ha chiesto aiuto anche alla sindaca di Firenze. Kata era socievole, ma diffidente con gli sconosciuti; la madre pensa che possa essere stata addormentata per non farsi vedere o sentire. Katherine crede che qualcuno dell’hotel sappia più di quanto abbia dichiarato, tanto che potrebbe essere stata addirittura venduta. Dai filmati si vede la bambina uscire e poi tornare indietro, forse richiamata da qualcuno che conosceva.
La madre non ha mai sospettato del fratello, ritenendo che sia stato messo in mezzo solo per sviare i sospetti. Nel suo appello finale alla figlia, dice: