La nuova puntata di "Incidente Probatorio. Cronache d’estate", condotta da Beatrice Maria Merolla sul canale 122, ha riaperto la discussione su una vicenda che continua a lasciare aperti molti interrogativi: la morte di Erika Ferini Strambi, cinquantatreenne ritrovata senza vita nelle campagne tra Peschiera Borromeo e Pantigliate, nel Milanese. Attorno al tavolo della trasmissione si sono confrontati il sociologo Marino D’Amore, la criminologa Tonia Bardellino, l’avvocato penalista Marco Valerio Verni, la criminologa e giornalista Silvia Morrone, la consulente criminologa Cinzia Mammoliti e la psicologa forense Myriam Santilli, ognuno con un punto di vista diverso ma tutti concordi nel sottolineare le contraddizioni di un caso che appare tutt’altro che chiaro.
Nella notte tra il 5 e il 6 luglio, intorno alle quattro del mattino, Erika chiamò un radio taxi in lacrime. Raccontò di aver avuto un incidente e di non sapere dove si trovasse: riusciva solo a dire che intorno a lei c’era “del verde”. La comunicazione si interruppe poco dopo e di lei si persero le tracce. Dieci giorni più tardi, il suo corpo venne ritrovato a circa duecento metri dalla macchina, abbandonata in un fossato, chiusa a chiave e senza effetti personali a bordo. L’autopsia ha rilevato fratture compatibili con un urto ma non sufficienti a giustificare il decesso. Nessuna violenza evidente, nessuna traccia anomala nell’auto. Eppure il quadro resta pieno di zone d’ombra: come poteva, con la sua disabilità congenita che le rendeva faticoso camminare, allontanarsi tanto? E perché la borsa e il cellulare, scomparsi per giorni, sono stati rinvenuti solo in seguito?
Il sociologo Marino D’Amore ha sottolineato che proprio il telefono e la borsa potrebbero contenere risposte decisive: messaggi, chat o appuntamenti fissati tramite app di incontri potrebbero gettare luce sugli ultimi movimenti della donna. La criminologa Tonia Bardellino ha suggerito invece la necessità di un’autopsia psicologica, per capire meglio la personalità di Erika, la sua vita sociale, le sue fragilità. Una donna che amava cantare, che coltivava relazioni e sogni romantici, ma di cui restano aspetti intimi ancora inesplorati.
Cinzia Mammoliti ha riportato le testimonianze raccolte al karaoke: dopo una telefonata ricevuta quella sera, Erika si era mostrata improvvisamente nervosa e aveva deciso di andar via da sola, rifiutando l’accompagnamento di un amico. Un comportamento inusuale che, sommato all’auto chiusa e al corpo ritrovato a distanza, alimenta l’ipotesi di una messinscena. Anche l’avvocato penalista Marco Valerio Verni ha insistito su tre elementi che rendono la dinamica difficile da spiegare: la distanza tra corpo e macchina, la scomparsa temporanea degli oggetti personali e le difficoltà motorie della vittima. Potrebbe essere stata vittima di un incontro con una persona sconosciuta, o di un evento che ha cambiato radicalmente il corso della serata.
La psicologa forense Myriam Santilli ha ricordato che la donna aveva bevuto quella sera, e l’alcol può avere influito sulla lucidità e sui comportamenti. Confusione, disorientamento e bisogno di compagnia potrebbero averla portata a compiere scelte rischiose. Allo stesso tempo, la criminologa Silvia Morrone ha sottolineato quanto sia difficile, in questo caso, applicare l’ipotesi più semplice: quella di un incidente. Troppi elementi stonano. L’auto chiusa, gli slip ripiegati accanto al corpo, la pietra insanguinata trovata nelle vicinanze, il cadavere accanto a stampelle e oggetti disposti con cura. Tutto questo sembra raccontare una scena quasi costruita, più che frutto di una casualità.
Un altro punto sollevato dagli esperti riguarda l’uso delle app di incontri. Secondo D’Amore e Santilli, non è da escludere che Erika avesse un appuntamento fissato in segreto. Un incontro che spiegherebbe la sua uscita improvvisa dal karaoke, la chiamata misteriosa e forse anche la sua decisione di allontanarsi senza compagnia.
Quel che appare certo è che la gestione iniziale delle ricerche non ha aiutato a fare chiarezza. Auto e corpo non sono stati individuati per dieci giorni, nonostante fossero in una zona di passaggio. Le condizioni ambientali hanno poi reso difficile l’esame del cadavere, compromettendo la raccolta di prove e indizi.
Gli ospiti della trasmissione hanno riconosciuto che il caso rischia di rimanere senza una verità definitiva. Troppi i dettagli discordanti, troppe le piste possibili. Quella di un incidente, quella di un omicidio, quella di una messa in scena orchestrata da qualcuno che voleva depistare le indagini. Ognuna ha una parte di logica, ma nessuna appare davvero esaustiva.