E’ sepolto nel cimitero di San Baronto, in provincia di Pistoia, il gran maestro del Grande Oriente d’Italia Domizio Torrigiani, che guidò la comunione massonica nel periodo più travagliato della sua storia. Eletto nel 1922 e confermato nel 1922 e nel 1925 fu incarcerato e confinato dal regime fascista che lo liberò poco prima della morte avvenuta il 30 agosto del 1932.
Morì cieco, malato e stremato dagli eventi, dal durissimo confino di Lipari e Ponza. I massoni italiani rifugiati all’estero, alla sua morte, gli resero omaggio commosso con una lettera circolare inviata a tutte le comunioni massoniche del mondo che nei loro messaggi di condoglianze al Grande Oriente d’Italia fanno esplicito riferimento alla persecuzione messa in atto dal fascismo nei confronti di quello che nella stampa massonica internazionale viene definito “Il Gran Maestro Martire”, colui che con il suo sacrificio aveva testimoniato la fedeltà ai valori di libertà, uguaglianza e fratellanza.
Neppure il giorno del funerale ebbe pace perché il regime impose che avvenisse di notte ma durante il percorso dall’abitazione al cimitero il feretro di Domizio Torrigiani venne salutato dai contadini e dagli abitanti che ricordavano la generosità di quell’uomo che aveva dato la vita per un’idea.
L’archivio di Domizio Torrigiani è stato donato dagli eredi all’Istituto storico della Resistenza toscana che ha sede a Firenze ed è ricco di documenti utili all’approfondimento di una figura importante nell’Italia di allora. Del gran maestro martire scrive Paolo Mieli nel suo ultimo libro “Il prezzo della pace” ricordando la feroce persecuzione antimassonica ai tempi del fascismo.