"Affari tuoi": quanto hanno vinto ai pacchi stasera, 7 novembre 2025? Sessantunesima puntata di questa edizione che vede come padrone di casa Stefano De Martino.
La coppia è tornata a casa con 80mila euro. Vuoi sapere cosa è successo nella puntata di Affari tuoi del 7 novembre su Rai 1? Non perdere il nostro riassunto completo.
In gara Stefano per l'Emilia Romagna. Con lui gioca la compagna Simona. La coppia gioca con il pacco numero 9.
In questo nuovo appuntamento gioca Stefano per l'Emilia Romagna.
I primi sei tiri sono stati terribili, spazzando via tre premi importanti: i 30mila euro della Basilicata, i 15mila euro dell'Umbria e soprattutto i 100mila euro della Calabria. C'è stato un colpo di fortuna: il Molise ha svelato Gennarino, garantendo così il jackpot di 5mila euro.
Dopo questa apertura, il Dottore ha proposto una prima offerta di 32mila euro, che Stefano e Simona hanno audacemente respinto. La seconda serie di tiri ha continuato a minacciare i premi maggiori: sono svaniti i 200mila euro della Lombardia e, subito dopo, i temuti 300mila euro del Trentino-Alto Adige.
Inoltre, è stato eliminato anche il pacco da 50mila euro della Valle d’Aosta. Con i premi rossi ridotti drasticamente, il Dottore ha abbassato la posta in gioco con un'offerta di 20mila euro, anche questa rifiutata.
Nonostante l'eliminazione dei 20mila euro del Piemonte e dei 10mila euro del Lazio, la tenacia dei concorrenti è rimasta intatta. Stefano e Simona hanno respinto due offerte successive del Dottore, una da 7mila euro e una da 10mila euro, dimostrando di puntare esclusivamente sul pacco.
Il culmine della tensione è stato raggiunto con l'apertura del pacco della Puglia, l'ultimo tiro, che ha eliminato un premio basso. Ormai, l'unico pacco importante rimasto era rappresentato dai 75mila euro. Il Dottore ha giocato l'ultima carta con un'offerta finale di 26mila euro, ma la coppia, decisa, ha rifiutato.
La partita si è conclusa con il pacco della Sicilia contenente solo 20 euro. Fortunatamente per la coppia, il pacco numero 9, quello originariamente scelto da Stefano, nascondeva il grande premio: 75mila euro.
Grazie al contenuto del pacco (75mila euro) sommato al jackpot di Gennarino (5mila euro), Stefano e Simona hanno concluso la loro estenuante sfida con una vincita totale di 80mila euro.
Venerdì 7 novembre 2025 – Dopo le lacrime (di dolore) di Sara (29 ottobre) ecco quelle (di gioia) di Stefano! (ex-bersagliere, che gioca con la fidanzata Simona con cui lavora, stanno insieme dal 1998 (wow!), quindi da ben 27 anni, rallegràti dalla presenza in famiglia di Evita, bel nome, diminutivo spagnolo del nome Eva, derivato dall'ebraico “hawwāh”, "la vivente - colei che dà la vita", Genesi 2,23). In entrambi i casi la reazione è più che comprensibile: va da sé che quella di Stefano (tatuatore non tatuato…) è maggiormente plausibile (già in “Lacrime di marzo”, Claudio Baglioni, tralasciando la parte finale, ci faceva intonare: «Le lacrime di marzo che ora tu piangi per me, mi fan sentire grande ed importante più di un re, mi piace dirti cose per le quali soffrirai, coprirti di bugie e di cattiverie che tu accetterai; le lacrime d'aprile sono musica per me, le cerco in tutti i luoghi e poi le trovo su da te, ed io ti spezzo il cuore tanto so che resterai ad ascoltare me per tutti i giorni che per me vivrai; le lacrime di maggio già non le capisco più, però io sono in piedi ed in ginocchio ci sei tu; a volte vorrei dirti che sto bene insieme a te… » e noi cantavamo); ma anche Sara, visto l’andamento della serata, non poteva far altro. D’altronde, studi recenti hanno evidenziato che le lacrime femminili contengono sostanze chimiche che possono ridurre l'aggressività negli uomini. Ma è altrettanto risaputo che le donne piangono con una frequenza maggiore (da 30 a 64 volte all'anno) e per periodi più lunghi rispetto agli uomini (da 6 a 17 volte all'anno) e per circa 16 minuti in media (rispetto ai circa 5 degli uomini). Infine, a livello socio-culturale, l'uomo che piangeva era considerato “non abbastanza macho", mentre la donna era etichettata (i.e.: giustificata) come ipersensibile. Ma sicuramente Sara si sarà ripresa, grazie al suo Elia (e magari anche a Ruben…). Quanto a Stefano il tatuatore, barba lunga, sguardo deciso e una storia personale che non è passata inosservata, oggi di professione fa il tatuatore e il suo studio “Ixilon Tattoo” (al 5 int. di via Milano della sua Pontemaodìno, frazione di Codigoro in provincia di Ferrara) è vicinissimo alla meravigliosa Abbazia di Pomposa, fondata nei secoli VII-VIII dai Monaci benedettini e che vide la presenza del camaldolese Guido di Arezzo - egli stesso afferma di essere nato nel territorio di Codigoro, "in pago pomposiano exhortus" - inventore della notazione musicale moderna (Ut-re-mi-fa-sol-la-si), idea vincente per aiutare i cantori perché Guido usò le sillabe iniziali di ciascun emistichio della prima strofa saffica dell'inno “Ut queant laxis” di Paolo Diacono per denotare gli intervalli dell'esacordo musicale (solmisazione, croce e delizia dei principianti musicisti a causa del soporìfero solvéggio… e lo conferma uno, come me, che ha dovuto subirlo per alcuni anni…), dell’inno liturgico dei Vespri della solennità della Natività di San Giovanni Battista (unico Santo, con la Madonna, di cui si celebra anche la “Natività terrena”: per tutti gli altri, c’è il ricordo del “Transitus in cælum”, cioè del giorno della dipartita) con la nota “si” da Sancte Iohannes che ricorre il 24 giugno, mentre “Ut” in seguito sarà sostituita, per eufonìa, dal “Do”, salvo che in Francia, ove sussiste ancora l’Ut”, però nei paesi anglo-sassoni si parte dal “La” con le lettere dell’alfabeto da A a G “A.la-H/B.si-C.do-D.re-E.mi-F.fa-G.sol-; ma anche Dante venne qui per ispirarsi durante la stesura della sua “Cantica”, rimanendo colpito dalla scritta mostrata da un angelo che, dividendo i dieci tondi del sottarco con i profeti, reca un cartiglio con la scritta "Beati oculi qui vident quæ vos videtis" - "Beati gli occhi che vedono le cose che vedete"), con riferimento alla visione celeste della gloria di Dio. Però, prima di dedicarsi all’arte sulla pelle, la sua vita era brillantemente (!) segnata dal vetro: per anni ha lavorato, con ottimi successi, come artigiano vetraio, mestiere che gli ha permesso di affinare il gusto per il disegno e la precisione del tratto (vedi sui vari Social le numerose reazioni più che positive per lo studio “Ixilon”: chissà se tale nome deriva da “Ἰξίων”, personaggio della mitologia greca, sedotto da “Hρα” – Era – con la quale generò i Centauri, per poi subire una tremenda punizione dal Re degli Olimpi, “Ζεύς”). Purtroppo ; il cambiamento di carriera è arrivato in modo inatteso, dopo un doloroso episodio: il morso da parte di un “Loxosceles rufescens” (conosciuto come “ragno violino” della famiglia dei “Sicaridi”: dal latino “sicarium” cioè sicario, assassino, per la tossicità del veleno che inocula, come purtroppo ha sperimentato il nostro caro Stefano) che lo ha costretto a subire l’amputazione di un dito, evento che – giocoforza – ha spinto il Concorrente di stasera a rigenerarsi; e così, dal vetro alla pelle: in modo coraggioso, ha trasformato una difficoltà in un nuovo inizio, trovando nei tatuaggi la sua nuova forma d’arte; quindi, eccolo qui a soddisfare i desiderata altrui (tatuaggi) e a godersi la sua Pontemaodìno, non senza prima essersi preparato per la festa del locale Protettore, il grande san Martino di Tours (tra qualche giorno, martedì 11 novembre: con l’invitante “Festa di San Martino e Sagra del Brodo e dei Bolliti"), amico fraterno del nostro sant’Ambrogio; interessante sapere che i due sono “giganti” del IV secolo, al di qua e al di là delle Alpi, come ne parla il Vescovo Gregorio di Tours (VI secolo, autore della “Historia Francorum”) nel suo scritto su “Le virtù di san Martino” ove si legge, in particolare, che durante una celebrazione eucaristica, Ambrogio si assopì: i presenti, non osando disturbare il vescovo, pazientarono per oltre due ore, ma alla fine lo svegliarono; fu in quel momento che Ambrogio svelò quanto, per divino prodigio, aveva visto e compiuto durante il sonno: «Sappiate – egli disse – che il mio fratello vescovo Martino se n’è andato da questo corpo, ma io gli ho offerto il mio ossequio partecipando ai suoi funerali »; per noi ambrosiani, è "il miracolo dell’ubiquità di sant’Ambrogio" di cui vi è traccia nel Duomo di Milano nelle due scene ai lati del “Χριστός Παντοκράτωρ - Cristo Pantocràtore” i.e. l’Onnipotente. Prima di concludere, non posso non ricordare che proprio nella piccola frazione di Pontemaodìno, da dove proviene il Nostro, è avvenuta un’eccezionale scoperta archeologica, un miliario romano con una interessante iscrizione che si legge molto chiaramente: “CCL[…] / T(itus) Annius T(iti) f(ilius) / co(n)s(ul)” che propone un’indicazione sulla distanza - 250 miglia, 402 km - e ci informa che è stato posto da un certo Tito Annio, figlio di Tito, durante il suo consolato (128 o 153 a.C.) pari alla distanza da Roma lungo la via Flaminia (SS 3 – attuali strade europee 35/45) fino a Rimini (213-216 miglia), alle quali sono da aggiungere le 70 miglia del tratto successivo, fino a Codigoro. Il miliario indica come nel corso del II sec. a.C. le strade consolari fossero cruciali perché dovevano aprire nuove comunicazioni in aree che venivano via via conquistate dalla Repubblica romana. E ora, veramente, la fine: a Stefano e Simona (Evita a casa a guardare la Tv) non si può dire altro che: bravi! 80k €s (75k ai quali va sommato il jackpot – 5k €s – di Seven, àlias Gennarino) sono sempre una bella vincita! anche se avrei preferito che i Due avessero avuto il pacco della mia Lombardia (200k €s); complimenti a Stefano (non il Conduttore!) e Simona, coppia bravissima e, soprattutto, umile per la bella partita che ci hanno regalato e sicuramente meritato di vincere. Ringrazio per la disponibilità, Angelo da Varese.-
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