“Vengo anch’io, no tu no”,uno dei più grandi successi di Enzo Jannacci, il leggendario cantautore milanese, in apparenza può sembrare un semplice motivetto ma in realtà è un brano dal significato profondo. È una critica sociale, un manifesto contro l’ipocrisia e il perbenismo, una canzone tanto potente da essere censurata.
Il singolo, entrato nella cultura popolare di massa, ha dato l’ispirazione per il nome del documentario Rai dedicato all’artista,“Enzo Jannacci - Vengo anch’io” di Giorgio Verdelli.
Scopriamo tutti i dettagli sul significato e la storia del brano del 1968 scritto a sei mani che vendette oltre 500.000 copie.
“Vengo anch’io, no tu no” è la celebre canzone scritta da Fiorenzo Fiorentini, Dario Fo e Enzo Jannacci - e interpretata da quest’ultimo - nel febbraio del 1967.
Il brano è stato pubblicato da RCA nel 1968: si apre con un assolo di trombone, su una marcetta orecchiabile. Una canzone che appare tanto semplice nella melodia ma che in realtà nasconde un testo dal significato profondo e pieno di paradossi.
Di seguito ecco il testo di “Vengo anch’io, no tu no”:
"Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
Vengo anch'io? (No, tu no)
Per vedere come stanno le bestie feroci
E gridare: "Aiuto, aiuto, è scappato il leone!"
E vedere di nascosto l'effetto che fa
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Ma perché? (Perché no!)
Si potrebbe andare tutti quanti ora che è primavera
Vengo anch'io? (No, tu no)
Con la bella sottobraccio a parlare d'amore
E scoprire che va sempre a finire che piove
E vedere di nascosto l'effetto che fa
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Ma perché? (Perché no!)
Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore
Vengo anch'io? (No, tu no)
Dove ognuno sia già pronto a tagliarti una mano
Un bel mondo sol con l'odio, ma senza l'amore
E vedere di nascosto l'effetto che fa
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Ma perché? (Perché no!)
Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale
Vengo anch'io? (No, tu no)
Per vedere se la gente poi piange davvero
E capire che battono anche le suore
E vedere di nascosto l'effetto che fa
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Ma perché? (Perché no!)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Ma perché? (Perché no!)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Vengo anch'io? (No, tu no)
Ma perché? (Perché no!)".
La canzone, nata come una bozza di pezzo per cabaret, nasconde molto di più oltre alla verve comica. “Vengo anch’io, no tu no” ha un significato profondo: è una critica che gli autori del testo hanno deciso di rivolgere alla società. Una satira pura che denuncia l’odio immotivato verso il diverso, eco del clima del ’68, tra proteste e stragi.
Jannacci dipinge l’“eterno escluso”, simbolo di alienazione sociale e rifiuto immotivato verso i diversi da parte della società. Il motivo allegro del brano è in netto contrasto con il dolore del protagonista che possiamo leggere nel testo.
La canzone di critica sociale è stata innalzata a manifesto contro l’ipocrisia e l’assurdità di alcune dinamiche nelle relazioni umane. Il protagonista di “Vengo anch’io, no tu no” è respinto ovunque: allo zoo, in amore, persino al proprio funerale.
Nonostante l’enorme popolarità di “Vengo anch’io, no tu no”, non tutti sanno che la canzone fu vittima di censura da parte della Rai in origine.
Il brano, infatti, fu inizialmente censurato per via del suo tono fortemente provocatorio. In seguito, vennero omesse le due strofe finali del testo, quelle firmate da Dario Fo, per timore di reazioni e tensioni da parte della politica.
Le strofe in questione facevano riferimento a eventi realmente accaduti, come la dittatura di Mobutu in Congo e la tragedia di Marcinelle.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *