02 Jan, 2026 - 14:40

“Sette anni in Tibet” è una storia vera? Il libro dietro al film e le avventure di Harrer

“Sette anni in Tibet” è una storia vera? Il libro dietro al film e le avventure di Harrer

Per chi si stesse chiedendo se “Sette anni in Tibet” è una storia vera, la risposta è sì. Il film del 1997 con Brad Pitt è tratto dall’omonimo libro autobiografico di un noto alpinista austriaco, Heinrich Harrer, vissuto nel Novecento.

Si tratta di un diario di viaggio tanto avvincente quanto affascinante, ricco di dettagli storici, imprese incredibili e rinascita umana e spirituale del protagonista, divenuto veramente un amico del Dalai Lama. Scopriamo insieme tutti i dettagli.

“Sette anni in Tibet” è una storia vera? Il libro che ha ispirato il film

Sì, il film “Sette anni in Tibet”, è ispirato a una storia vera. La pellicola racconta fatti realmente accaduti ed è tratta dall'omonimo libro autobiografico di Heinrich Harrer. 

“Sette anni in Tibet” è un diario di viaggio che racconta la fuga dell’alpinista da un campo di prigionia britannico in India e il suo lungo soggiorno in Tibet negli anni Quaranta del Novecento. L’impianto narrativo del film è basato su fatti reali: l’arrivo a Lhasa, l’amicizia con il giovane XIV Dalai Lama, lo sguardo dall’interno su una società tibetana allora quasi sconosciuta all’Occidente.

Come spesso accade nei biopic, però, il film di Jean-Jacques Annaud romanza e semplifica molti passaggi per esigenze drammaturgiche. 

Il libro di Harrer, pubblicato nei primi anni Cinquanta, è costruito come un reportage di viaggio ma ha anche la struttura di un racconto di formazione.

Rispetto al testo, il film sceglie un taglio più intimista, concentrandosi sul rapporto quasi “padre-figlio” tra Harrer e il Dalai Lama, sacrificando molte parti del viaggio.

Chi era Heinrich Harrer? Storia dell’alpinista di “Sette anni in Tibet”

La figura che ha ispirato il film “Sette anni in Tibet” è quella di Heinrich Harrer, il famoso alpinista nato in Austria nel 1912 e che divenne noto tra gli anni Trenta e Quaranta per aver partecipato alla scalata sul monte Himalaya. 

La sua impresa più celebre, prima dell’avventura himalayana, fu la scalata della parete nord dell’Eiger nel 1938, una delle più temute delle Alpi, che lo trasformò in un simbolo della gioventù “eroica” celebrata dalla propaganda del Terzo Reich.

Non è un dettaglio secondario: Harrer fu iscritto al partito nazista e alle SS, elementi che il film sfiora soltanto mentre la storiografia e le ricostruzioni biografiche successive li hanno messi al centro di un intenso dibattito etico. 

Proprio questa ambiguità rende il personaggio ancora più controverso, perché la narrazione di redenzione spirituale in Tibet si intreccia con un passato politico che Harrer stesso ha cercato di ridimensionare dopo la guerra, scusandosi pubblicamente solo molti anni più tardi.

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale colse Harrer nel bel mezzo di una spedizione sul Nanga Parbat, nell’Himalaya, da cui venne dirottato in un campo di internamento britannico in India, insieme ad altri alpinisti tedeschi e austriaci.

Dopo vari tentativi, riuscì a fuggire e, attraversando per mesi territori impervi a piedi, raggiunse il Tibet insieme al compagno di spedizione, Peter Aufschnaiter, arrivando a Lhasa nella seconda metà degli anni Quaranta.

A Lhasa l’alpinista trovò una nuova identità e la pace interiore: lavorò come cartografo, fotografo e consulente tecnico per il governo tibetano e venne chiamato alla corte del giovane Dalai Lama, allora adolescente. 

Al futuro leader spirituale del Tibet insegnò geografia, scienze e inglese, costruì un piccolo cinema e contribuì ad “aprire una finestra” sull’Occidente, dando vita a un’amicizia durata decenni, anche dopo il ritorno dell’alpinista in Europa e la fuga del Dalai Lama in India nel 1959.

Dopo l’uscita del libro “Sette anni in Tibet”, Harrer continuò a viaggiare e a scrivere di esplorazioni, costruendosi un’immagine pubblica da instancabile viaggiatore e testimone di mondi lontani. È morto nel 2006 all’età di 93 anni.

LEGGI ANCHE
LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Sto inviando il commento...