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L'annuncio da parte di Donald Trump di aumentare del 10% i dazi commerciali (a partire dal 1 febbraio) ai Paesi UE che hanno inviato o invieranno soldati in Groenlandia ha fatto rapidamente salire la tensione con l'Unione Europea e la Nato.
Una scelta letta da molti analisti UE come un atto ostile nei confronti dei partner atlantici. Un fatto inedito, mai verificatosi dalla fondazione della Nato e considerato da molti osservatori come il tramonto degli ideali di solidarietà e reciproca collaborazione transatlantica.
In questo contesto di grave escalation l'Italia, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prova a fare da cerniera tra Usa e UE, pur criticando chiaramente – per la prima volta dall'elezione di Trump alla Casa Bianca – la decisione di Trump.
“Non condivido la decisione”, ha detto per poi spiegare di aver chiamato il presidente USA per cercare di ricucire lo strappo, frutto secondo la sua lettura di un malinteso tra le due sponde dell'Atlantico: a Washington l'iniziativa militare degli alleati europei sarebbe stata (erroneamente?) vista come anti-americana.
Quanto sta accadendo nelle ultime ore sull'asse Washington-Bruxelles-Nuuk ha spinto la presidente Giorgia Meloni a stravolgere il programma della sua visita ufficiale in Corea del Sud.
La premier critica la scelta di Trump sui dazi legati alla Groenlandia, rilancia il ruolo dell’Alleanza atlantica e si propone come garante del dialogo tra Washington ed Europa in una fase di alta tensione strategica.
Nel corso del punto stampa a Seul, la premier italiana ha definito “un errore” l'aumento dei dazi Usa contro Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia.
Una scelta che Meloni ha detto chiarimenti di “non condividere”, pur condividendo invece “l’attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia e in generale all’Artico".
Un colpo al cerchio e uno alla botte. La leader di Fratelli d'Italia ha poi rivelato di aver sentito il presidente Trump e il segretario della Nato Rutte e che nel corso della giornata avrebbe sentito anche i leader europei.
ha aggiunto la presidente del Consiglio.
Un'impresa non proprio semplicissima alla luce della reazione dell'Unione Europea. La prima reazione alla mossa di Trump, infatti, è stato irrigidimento immediato di tutta l'Europa: il muro si alza dalla Danimarca alla Francia, dal Regno Unito ai Paesi Bassi, fino alla Svezia e alla Norvegia.
Seul, il mio punto stampa di poco fa. pic.twitter.com/DROEOwsh04
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) January 18, 2026
Nel colloquio con Trump, Meloni ha cercato soprattutto di chiarire il senso delle mosse europee che non avrebbero avuto un intento ostile nei confronti degli Usa.
Da Seul, Meloni ribadisce ancora una volta la posizione italiana, ovvero, il ruolo di primo piano della Nato per riportare la situazione nell'alveo della collaborazione tra stati.
Per questo la presidente del Consiglio insiste sul punto chiave: la Nato è l’unico perimetro legittimo entro cui organizzare deterrenza, sicurezza e presenza militare in una zona strategica come l’Artico.
L’Italia non è direttamente colpita dai dazi, ma proprio questa posizione le consente di svolgere un ruolo di equilibrio. Meloni evita di schierarsi contro Washington, ma allo stesso tempo non avalla una linea che rischia di penalizzare la coesione occidentale.
Anche sul fronte interno, la premier spegne sul nascere le polemiche. Alla nota della Lega moltro critica sui governi europei coinvolti, risponde senza alimentare tensioni: “Non c’è un problema politico”.
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