02 Feb, 2026 - 09:37

Calenda e la collaborazione con gli azzurri “benedetta” da Palazzo Chigi. Il ruolo di Giorgia Meloni

Calenda e la collaborazione con gli azzurri “benedetta” da Palazzo Chigi. Il ruolo di Giorgia Meloni

Il nome di Carlo Calenda torna al centro del dibattito politico in vista delle prossime elezioni. Il leader di Azione ha da tempo avviato un dialogo con Forza Italia, culminato recentemente con la sua partecipazione all’evento organizzato da Letizia Moratti al Teatro Manzoni di Milano, in occasione dell’anniversario della discesa in campo di Silvio Berlusconi. Un segnale politico tutt’altro che casuale, che sembra incontrare anche il tacito assenso di Giorgia Meloni.


Il dialogo tra Calenda e Forza Italia


Calenda si è detto apertamente «felicissimo» all’ipotesi di una collaborazione con Forza Italia, rafforzando l’idea di un avvicinamento tra Azione e il centrodestra moderato. Tuttavia, il percorso appare tutt’altro che lineare. L’ex ministro è stato negli anni uno dei più severi critici di Matteo Salvini, soprattutto sulle posizioni della Lega riguardo alla guerra in Ucraina.
Questo rende l’operazione politicamente delicata: se da un lato in Forza Italia si esclude ufficialmente un’alleanza strutturale con Calenda, dall’altro cresce la sensazione che il dialogo serva più a fini tattici che programmatici.


Il ruolo di Giorgia Meloni e la strategia elettorale


Secondo fonti vicinissime al dossie, l’obiettivo della presidente del Consiglio sarebbe quello di favorire il superamento della soglia di sbarramento da parte di Azione alle Politiche del 2027. Una mossa che avrebbe un chiaro effetto collaterale: sottrarre consensi alla coalizione di centrosinistra senza intaccare direttamente gli equilibri interni del centrodestra.
In questo scenario, Calenda diventerebbe una sorta di alleato esterno, utile più per il peso elettorale che per una reale convergenza politica.


Il “miglior perdente” e il richiamo al Porcellum


Il piano evocato richiama una clausola contenuta nel Porcellum, la legge elettorale ideata da Roberto Calderoli. In base a quel sistema, le coalizioni che superavano determinate soglie consentivano l’ingresso in Parlamento anche al primo partito rimasto sotto il limite minimo: il cosiddetto “miglior perdente”.
L’idea sarebbe quella di ripescare Azione in questo modo, garantendo a Calenda una rappresentanza parlamentare e indebolendo al contempo il fronte avversario.


Le tensioni nel centrodestra e i malumori della Lega


Queste manovre, però, non sono indolori. All’interno del centrodestra, e in particolare nella Lega, l’ipotesi di favorire Calenda viene vista con crescente fastidio. Salvini e i suoi osservano con sospetto ogni apertura verso un leader che in passato non ha risparmiato critiche dure al Carroccio.
Le intese “indigeste” rischiano quindi di accentuare i mal di pancia interni, proprio mentre la coalizione dovrebbe lavorare per rafforzare la propria compattezza in vista delle prossime sfide elettorali.


Un’operazione tattica destinata a durare?


Al momento, l’ammiccamento reciproco tra Azione e Forza Italia sembra più una manovra di posizionamento che l’anticamera di un’alleanza stabile. Tuttavia, con l’avvicinarsi delle elezioni, anche intese considerate improbabili potrebbero trasformarsi in nodi politici difficili da sciogliere, mettendo alla prova gli equilibri del centrodestra guidato da Meloni.

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