19 Mar, 2026 - 19:20

Cosa succede se vince il Sì o il No al referendum sulla giustizia: le parole di Schlein e Conte

Cosa succede se vince il Sì o il No al referendum sulla giustizia: le parole di Schlein e Conte

Ognuno fa campagna elettorale come vuole. Inizia da qui la replica di Elly Schlein a Giorgia Meloni che in questi giorni ha partecipato al popolare podcast di Fedez e Marra "Pulp Podcast", dove ha parlato soprattutto del Referendum sulla Giustizia di domenica e lunedì 22 e 23 marzo. 

Schlein ha raccontato di aver ricevuto anche lei l'invito, ma di aver declinato. 

"Ognuno fa la campagna che ritiene di fare". 

Ha chiarito la segretaria dem che dopo la manifestazione per il NO di ieri sera a Roma - a cui hanno partecipato anche gli altri leader del centrosinistra - nella giornata di oggi, la segretaria è ritornata sul tema del referendum ed è tornata ad attaccare il governo e la riforma. 

Sono gli ultimi fuochi di una campagna elettorale che si silenzierà tra meno di 48 ore e entrambi gli schieramenti non sembrano voler lasciar nessuna carta nel mazzo. 

Anche il leader M5S, Giuseppe Conte, non ha risparmiato attacchi alla premier e al centrodestra. 

Cosa succede se vince il No al referendum sulla giustizia? 

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Se vince il No evitiamo una riforma sbagliata e dannosa, perché la giustizia si può migliorare, ma non migliora di certo mettendo i giudici sotto il controllo del governo. 

Ha dichiarato la segretaria dem, Elly Schlein ai microfoni di Rainews24, che collega la riforma Nordio alle altre due riforme varate o in procinto di essere varate dal governo: l'autonomia differenziata e il premierato.

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La riforma Nordio viene insieme a quello che hanno fatto sull'autonomia differenziata senza metterci un euro, aggravando i divari che colpiscono in particolare il Sud dell'Italia e le aree interne, e arriva insieme al premierato, su cui pure si devono fermare, perché il premierato è come questa una riforma che accentra il potere nelle mani di chi governa, riducendo quello del Parlamento e anche le prerogative del Presidente della Repubblica, che per noi non si tocca.

E se vince il Sì? Le conseguenze secondo Schlein

E se dovesse vincere il Sì?

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Andremo avanti a costruire l'alternativa a questa destra sui problemi concreti degli italiani. 

Assicura Schlein che spiega:

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Non partiamo da zero. In queste settimane la destra ha impostato alcune proposte unitarie della nostra coalizione progressista. L'avevano già fatto con il salario minimo. In queste settimane l'hanno rifatto con altre due proposte unitarie a cui tengo molto. Una era mia prima firma, l'hanno firmata tutte le opposizioni, ed era quella del congedo paritario. La destra non ha accettato nemmeno di farci la discutere e ci hanno bloccato quelle sulla sanità pubblica.

Conte:"È ovvio che il referendum diventa un pro o un contro questo governo" 

Anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è convinto del fatto che in caso di vittoria del Sì al Referendum sulla giustizia, il centrodestra ne approfitterebbe per ritornare all'attacco sul premierato.

Una ragione in più, secondo, il leader pentastellato per votare NO.

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È importante che in questo momento vincano i No. Se dovesse passare il Sì, sono convinto che potrebbero tirare fuori dal cassetto il progetto del premierato. Potrebbero osare oltre: il predominio della politica deve completarsi con un uomo o una donna sola al comando tramite investitura popolare. 

Ha dichiarato durante un incontro sul referendum, in corso all'Università Statale di Milano aggiungendo, poi, che quella della giustizia sarebbe l'unica riforma che il centrodestra sarebbe riuscito ad approvare in quattro anni di governo.

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Siccome l’autonomia differenziata è stata demolita dalla Corte costituzionale, siccome il premierato si sono accorti che è un obbrobrio e l’hanno riposto nel cassetto, questa è la misura qualificante di questo governo.

Dice Conte che poi aggiunte "È ovvio" che il referendum "diventa un pro o un contro questo governo. È l’unica misura che stanno portando dopo quattro anni". 

Il leader M5s poi conclude:

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Si tratta di un referendum intrinsecamente politico, non tecnico. Siamo al quarto anno di governo, alla quarta legge di bilancio. Siamo di fronte a un governo dove qual è la misura più significativa per il nostro Paese che ha fatto per rispondere alle urgenze e ai bisogni delle famiglie è la riforma della giustizia.

 

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