Sic transit gloria mundi. Ah, i latini quanto avevano ragione!
Del resto, dal punto di vista di Matteo Salvini, oggi più che mai, il mondo è pieno di traditori e di ingrati.
E tra questi c'è il Generale a cui ha spalancato le porte della politica: Roberto Vannacci da La Spezia.
E insomma: l'autore del "Mondo al contrario" l'ha mollato con il bottino in mano, un seggio al parlamento europeo e una popolarità che gli ha fruttato nel 2024 qualcosa come 500 mila voti.
Roba da mangiarsi le dita, per il Capitano. Oggi. Quando (forse, visto i trascorsi) ha capito chi sono i veri amici di cui fidarsi. Quelli, un nome a caso Luca Zaia, fin dalla prima ora gli hanno detto e ridetto che di Vannacci non c'era da fidarsi. Che il Generale era troppo a destra per il Carroccio, il partito che il suo padre fondatore Umberto Bossi, un bel giorno, disse che comunque rimaneva "antifascista".
E quindi: sala stampa. Parlamento. Matteo Salvini è reduce da un incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per sbloccare l'intoppo burocratico che tiene in stand-by il Ponte sullo Stretto di Messina, l'infrastruttura che rischia di consegnarlo alla storia.
Un giornalista, però, gli chiede se con il Capo dello Stato ha parlato di Vannacci. E lui, istintivamente, unisce le mani e le agita quasi mandandolo al diavolo:
Salvini, maglioncino sottogiacca blu, allarga le braccia. Qualcuno scappa a ridere per la gaffe. Tuttavia: non è per quello, per Vannacci, che Salvini ha l'espressione di un cane bastonato?
Ma tant'è: alla stampa, qualcosa pur bisogna dire. Le parole sono difficili da trovare, certo. Come sempre capita quando un amore finisce. Quando bisogna dare spiegazioni. Ma Salvini ha la consapevolezza di doverle pronunciare più prima che poi per mettere la parola fine sulla telenovela. Deve prendere il toro per le corna, deve uscire dall'angolo, anche se ha subito un colpo di quelli che fanno sanguinare. Ma politicamente non può trasformare il processo a Vannacci in un processo a Salvini, soprattutto dentro la Lega: la sua creatura rischia di sfuggirgli di mano.
Allora le prime parole che mette a verbale sono queste:
Come dire: mettiamo subito i puntini sulle i. Senza la Lega, senza di me, Vannacci non è nulla: non ha i voti per incidere.
Poi, come un riflesso condizionato, una delle sue liste-cantilene:
Ecco, se potesse, oggi Salvini, con la rabbia che cova nei confronti di Vannacci, e con la volontà di dimostrargli che quei voti li conosce tutti, da primo all'ultimo, per nome e cognome, li elencherebbe dal primo al cinquecentomilesimo.
Poi una frase che, evidentemente, il suo staff comunicazione gli ha preparato a tavolino:
Ora, alzi il dito chi crede che Salvini abbia letto e riletto davvero il saggio della psicoterapeuta specializzata per l'infanzia e l'adolescenza. Ma tant'è:
è il messaggio del Capitano a chi si è preoccupato.
Finale con il rospo che va definitivamente giù così:
Oggi, più di così, non gli viene.
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