Una 17enne di Nizza Monferrato (Asti), Zoe Trinchero, è stata trovata morta nel piccolo corso d’acqua Rio Nizza, dopo essere stata aggredita nella notte tra il 6 e il 7 febbraio. Il prossimo ottobre la ragazza avrebbe compiuto 18 anni. Le indagini, in poche ore, hanno portato a sviluppi significativi: un 20enne, Alex Manna, è stato arrestato, confessando di aver provocato la morte della giovane, la cui uccisione ha sconvolto la piccola città e sollevato domande profonde sul tema della violenza giovanile.
Secondo le prime ricostruzioni, Zoe Trinchero, la ragazza di 17 anni trovata morta nell’Astigiano, sarebbe stata ripetutamente colpita dal suo aggressore, il 20enne Alex Manna: la giovane avrebbe tentato di difendersi, ma senza riuscire a sottrarsi alla violenza.
Dopo l’aggressione, Manna si sarebbe allontanato dal luogo del delitto per tornare dagli amici e cercare di attribuire la responsabilità dell’accaduto ad una nota persona con problemi psichiatrici residente in città, Naudy Carbone, nel tentativo di sviare l’attenzione degli inquirenti: questo spiegherebbe perché, subito dopo il ritrovamento, alcune persone si sono radunate davanti all’abitazione del giovane nordafricano che ha rischiato il linciaggio, pur essendo totalmente estraneo alla vicenda sin dall’inizio, prima di essere messo in sicurezza dai Carabinieri.
Dopo aver salutato il titolare del bar della stazione presso il quale lavorava, alle 21:00 circa della sera tra il 6 e il 7 febbraio, Zoe sarebbe prima andata a cena presso un garage attrezzato come area ricreativa dai ragazzi del posto, una sorta di rifugio autorganizzato (a pochi passi dal luogo dell’omicidio), con alcuni amici (e non a casa di uno di loro come riferito inizialmente), poi, a serata inoltrata, si sarebbe allontanata con Alex, che le avrebbe chiesto di parlare: ci sarebbe stata una discussione a proposito di una loro relazione finita per un tradimento di lui, con il rifiuto della ragazza di tornare insieme. Tra gli elementi da valutare ci sarebbe anche un eventuale stato di alterazione del giovane, ma tutte le circostanze non sono ancora del tutto chiare.
Poco prima dell’01:00 di notte e dopo l’evento tragico, Alex avrebbe contattato gli amici sostenendo che sia lui che Zoe erano stati aggrediti da un uomo di origine nordafricana. A ritrovare Zoe, verso l’01:30 di notte, sarebbero stati gli stessi amici, in un punto a poca distanza da un distributore di benzina, percorrendo la strada che dalla città conduce all’abitato di Incisa: “Ci siamo buttati nel canale per soccorrerla, ma era troppo tardi”, hanno detto i ragazzi.
Nel frattempo, era già avvenuta la segnalazione da parte di una persona che aveva notato la presenza di un corpo in un tratto del canale che costeggia Via Spalto Nord, prima di confluire nel torrente Belbo: infatti, poco dopo, sul luogo sono intervenuti Vigili del Fuoco e Carabinieri, mentre la Procura di Alessandria ha subito aperto un fascicolo per omicidio, disponendo l’analisi delle telecamere della videosorveglianza e la raccolta di testimonianze.
Zoe Tranchero e Alex Manna, a quanto pare, non avevano una relazione sentimentale, e infatti il giovane risulterebbe già legato ad un’altra persona, circostanza che, però, non gli avrebbe impedito di tentare un approccio anche con la vittima, ma motivo per cui, durante i primi interrogatori davanti agli inquirenti, il giovane aveva negato che il motivo della lite fosse di natura sentimentale: di fronte ad un rifiuto della ragazza sarebbe scattata una reazione violenta culminata nell’aggressione mortale. In qualsiasi caso, i rapporti tra la ragazza e Manna sono ancora del tutto da chiarire, in quanto nessuno sapeva del loro ipotetico legame.
A seconda dei dettagli più recenti riportati dal Corriere della Sera, Zoe sarebbe morta a causa della caduta dalla balaustra che si affaccia sul corso d’acqua nel quale è stata ritrovata, e non dalle lesioni che sono state comunque riscontrate: sul suo corpo, infatti, erano evidenti anche segni di violenza compatibili con strangolamento e trauma cranico. In qualsiasi caso, gli inquirenti intendono chiarire se la vittima sia deceduta a causa dei colpi ricevuti, per strangolamento, oppure per conseguente impatto contro il terreno o l’acqua, dopo essere caduta nel canale, ma questo lo si potrà sapere con certezza solo in seguito all’autopsia, istituita nella giornata del 10 febbraio.
Amici, compagni di scuola e colleghi di lavoro, ricordano Zoe come una ragazza solare, determinata e piena di progetti per il futuro. La ragazza frequentava la scuola per parrucchieri e lavorava con impegno presso il bar della stazione della città, ma il suo vero sogno era diventare una psicologa. Gli abitanti del paese la descrivono come una ragazza educata, molto cordiale con i clienti e che si faceva voler bene, come affermato anche dal titolare del bar in cui lavorava.
Sul luogo in cui è stato rinvenuto il corpo di Zoe sono stati apposti dei fiori. Anche il sindaco della città, Simone Nosenzo, ha rilasciato delle dichiarazioni: “Conoscevo Zoe di vista [..] Mi hanno chiamato ieri, alle 01:30 di notte, quando hanno trovato il corpo. È una cosa sconvolgente, tutti sono molto scossi da quanto accaduto [..] Mi sono preoccupato di dimostrare la mia vicinanza alla famiglia”. La madre della ragazza ha rilasciato poche parole alla stampa: “Non doveva finire così per la mia povera ragazza, era bravissima, lavorava e si dava da fare”.
La recente tragedia di Zoe ha provocato una forte reazione in tutta la zona dell’Astigiano e non solo: a Nizza Monferrato è stato proclamato il lutto cittadino in vista dei funerali della ragazza, mentre Associazioni e gruppi civici si sono già organizzati per manifestazioni di solidarietà e sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e sui giovani. Dietro il clamore mediatico ci sono sogni interrotti, una famiglia distrutta e una comunità che chiede giustizia, rappresentando una storia complicata ancora segnata da dinamiche umane difficili da comprendere appieno.
A cura di Arianna Pisciarino
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