Will Hunting – Genio ribelle è sicuramente il film che ha lanciato definitivamente Matt Damon e Ben Affleck, e anche una storia emblematica di Hollywood sul potere di credere nel proprio progetto, a tutti i costi. Mentre la regia di Gus Van Sant e l’interpretazione di Robin Williams hanno consacrato il film, tanto da farlo diventare un cult, dietro la scelta del cast c’è stato un modello molto preciso e forse, per alcuni inaspettato: il Rocky di Sylvester Stallone.
Matt Damon aveva iniziato a scrivere la sceneggiatura di Will Hunting quando era ancora studente ad Harvard, lavorandoci poi con l’amico Ben Affleck fino a farne il copione che tutti conosciamo. Una volta venduto lo script alla Castle Rock nel 1994, però, è arrivato il primo vero ostacolo: lo studio non voleva che fossero Damon e Affleck a interpretare i protagonisti.
I dirigenti immaginavano star molto più grandi, e sono arrivati a fare nomi come Leonardo DiCaprio per il ruolo di Will. In quel momento, per i due giovani sceneggiatori-attori, l’esempio di Rocky è diventato una sorta di bussola da seguire.
Ben Affleck and Matt Damon at Good Will Hunting premiere in New York City, 1997 pic.twitter.com/X3Gcoc5WjZ
— CineVow (@cinevow) February 6, 2026
Stallone, prima di Rocky, era un attore che faceva ruoli minori, ma dopo aver scritto il copione ispirato al match Ali–Wepner rifiutò ogni offerta che non gli permettesse di interpretare lui stesso Rocky Balboa. Scrive il film in tre giorni, è al verde, ma non molla: vuole essere il volto della sua storia, non venderla per lasciarla in mano ad altri.
Damon e Affleck si trovano a ripetere lo stesso schema, ma in chiave anni ’90: ogni volta che uno studio diceva “non potete essere voi i protagonisti”, loro rispondevano “in realtà è già stato fatta quest'operazione prima d'ora”, citando proprio Stallone. Quando capiscono che Castle Rock non avrebbe ceduto, decidono di portare il progetto da Miramax, dove finalmente ottengono il via libera per recitare nel film che hanno scritto.
Matt Damon ha dichiarato a Vanity Fair:
Matt Damon ha raccontato pubblicamente questa storia solo nel 2016, durante una serata del National Board of Review in onore di Sylvester Stallone, spiegando che la vicenda di Rocky aveva “cambiato la sua vita”. Quell’ostinazione, presa a modello, ha permesso a Damon di essere Will Hunting sullo schermo.
E il film, in effetti, è stato il trampolino di lancio definitivo della sua carriera. Un risultato che entra nella storia dei film anni Novanta: nove candidature agli Oscar, due statuette – miglior sceneggiatura originale per Damon e Affleck, miglior attore non protagonista per Robin Williams – e un'opera che ormai è considerata un grande classico che non avrebbe avuto lo stesso impatto se avesse presentato un cast imposto dall’alto.
Proprio in questo senso, quindi, si dice Rocky sia stato paradigma che ha reso possibile l’esistenza stessa di Will Hunting – Genio ribelle così come lo conosciamo oggi.
Il film andrà in onda in prima serata l'11 febbraio su Iris, canale 22 del digitale terrestre.
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