Le recenti decisioni del governo israeliano sulla Cisgiordania hanno suscitato un’ampia condanna internazionale. Più di 80 stati membri delle Nazioni Unite hanno criticato le misure di Tel Aviv volte a consolidare il controllo dei territori palestinesi e alla registrazione dei terreni come proprietà dello stato israeliano.
Più di 80 stati membri delle Nazioni Unite, insieme all'Unione Europea e alla Lega Araba, hanno condannato il piano di Israele di espandere il controllo sulla Cisgiordania.
La condanna di 85 paesi è arrivata il 17 febbraio 2026, a seguito delle recenti iniziative di Tel Aviv per consolidare il proprio controllo sulla regione.
Il gabinetto di sicurezza del governo israeliano ha approvato misure per facilitare l’acquisizione di terre palestinesi e per consentire all’esercito di effettuare operazioni di controllo e demolizioni nelle aree gestite dall’Autorità nazionale palestinese. Successivamente, è stato avviato il processo per registrare formalmente i terreni in Cisgiordania come “proprietà dello stato”.
La dichiarazione è stata sottoscritta, tra gli altri, da 22 dei 27 paesi membri dell'Unione Europea, ma anche da Cina, Russia, Lega Araba, Organizzazione per la cooperazione islamica, Australia, Giappone, Italia e Regno Unito.
Non hanno firmato gli Stati Uniti, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria.
"Condanniamo fermamente le decisioni e le misure unilaterali israeliane volte ad espandere la presenza illegale di Israele in Cisgiordania", si legge nella dichiarazione.
La France et 84 pays condamnent fermement les décisions unilatérales et les mesures du gouvernement israélien visant à étendre son contrôle en Cisjordanie, et réaffirment leur engagement inscrit dans la déclaration de New-York à prendre des mesures concrètes pour faire respecter… pic.twitter.com/DboIqQWCGr
— Jean-Noël Barrot (@jnbarrot) February 18, 2026
Nella dichiarazione si ribadisce l’opposizione a qualsiasi azione che modifichi "la composizione demografica, il carattere e lo status del territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme Est".
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