Con una decisione che ha colto tutti di sorpresa, compreso Donald Trump, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito ieri, venerdì 20 febbraio 2026, che i dazi commerciali imposti dall’amministrazione di Donald Trump ai prodotti stranieri importati negli Stati Uniti - sulla base della legge sulle emergenze del 1977 (IEEPA) - sono illegali.
Secondo i giudici americani, infatti, il presidente non avrebbe avuto la facoltà di applicare tariffe così ampie senza l’approvazione del Congresso.
La decisione è destinata ad avere effetti immediati su commercio internazionale, imprese e conti pubblici americani, ma non solo. Se i dazi imposti da Trump ai Paesi stranieri sono illegittimi, infatti, si aprono tutta una serie di quesiti giuridici e economici a cui bisognerà dare risposte nell'immediato futuro.
In gioco, infatti, c'è il futuro di migliaia di aziende in tutto il mondo.
La sentenza è passata con una maggioranza di 6 voti contro 3. I giudici hanno ritenuto l’uso dell’IEEPA improprio per imporre dazi generalizzati su importazioni provenienti da quasi tutti i Paesi.
Al centro della decisione c’è il principio della separazione dei poteri: la politica commerciale e l’introduzione di tariffe doganali rientrano nelle prerogative del Congresso.
L’IEEPA, nata per gestire vere emergenze nazionali, non può essere utilizzata – secondo la Corte – come strumento permanente di politica protezionista.
Per l’amministrazione Trump si tratta di una battuta d’arresto significativa, perché quei dazi erano uno dei pilastri della strategia commerciale volta a proteggere l’industria americana e ridurre il deficit commerciale.
Dopo la pronuncia della Corte Suprema, il governo federale dovrà dare indicazioni operative alla U.S. Customs and Border Protection (CBP), l’agenzia doganale statunitense, per interrompere la riscossione dei dazi dichiarati illegittimi.
Nella serata di ieri, il presidente americano Donald Trump ha già annunciato l’introduzione di nuovi dazi del 10% facendo leva su un’altra norma, la Section 122 del Trade Act del 1974, che consente al presidente di applicare tariffe temporanee, ma con limiti precisi di durata e importo.
In pratica, la strategia della Casa Bianca sarebbe quella di continuare sulla strada dei dazi attraverso strumenti legali diversi e più circoscritti.
Uno dei punti più delicati adesso riguarda i circa 130-175 miliardi di dollari già incassati dal governo statunitense dall'introduzione dei dazi da parte del governo statunitense.
La Corte Suprema non si è espressa sull’eventuale obbligo di rimborso, ma molti Paesi avrebbero già espresso l'intenzione di adire alle vie legali.
Questo significa che non esiste un automatismo: le imprese e gli importatori che hanno versato le tariffe dovranno probabilmente avviare azioni legali nei tribunali inferiori per chiedere la restituzione delle somme.
Si prospetta quindi un contenzioso complesso e potenzialmente lungo, con esiti non scontati.
La decisione della Corte Suprema avrà effetti non solo negli Stati Uniti, ma anche a livello internazionale.
In sintesi, i dazi sono stati bloccati, ma la guerra commerciale non è necessariamente finita. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si andrà verso un allentamento delle tensioni o verso una nuova fase di scontro tariffario.
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