La presenza della centenaria Gianna Pratesi alla prima serata del Festival di Sanremo 2026, lo scorso martedì, ha trasformato un omaggio agli 80 anni della Repubblica Italiana in un acceso dibattito politico.
La 105enne gelataia di Chiavari, intervistata da Carlo Conti, ha dichiarato:
scatenando reazioni contrastanti in un'edizione già segnata da polemiche, come il ritiro del comico Andrea Pucci in seguito alla critiche giunte da sinistra.
Gianna Pratesi, nata nel 1921 a Chiavari, è una delle prime donne italiane ad aver votato al referendum del 2 giugno 1946 che istituì la Repubblica, con il 54% dei suffragi contro la Monarchia.
Figlia di antifascisti – il padre sfuggiva alle adunate del regime nascondendosi negli orti –, ha raccontato con fermezza il suo impegno civile:
Così, la sua ospitata, pensata per celebrare un anniversario storico, ha scatenato una ridda di polemiche per il contesto di Sanremo 2026, già politicizzato dal caso Pucci, comico di destra costretto a ritirarsi dopo minacce e critiche.
Le parole della signora Pratesi,cn tanto di "ciao ciao" ai fascisti, sono state lette come un messaggio contro la destra al potere in un'Italia già di per sé polarizzata.
Il tutto, poi, è stato amplificato da una gaffe della Rai che ha "Repupplica" sul ledwall al posto di "Repubblica".
Social e media, a quel punto, si sono scatenati tra meme ironici e accuse di propaganda.
Le dichiarazioni della signora Pratesi hanno provocato reazioni immediate da parte della politica.
Monica Castro, consigliera FdI a Calenzano (FI), fresca di polemiche razziste su un gemellaggio con Jenin, ha attaccato su Facebook e Instagram:
"Ci mancava la propaganda di sinistra della 'vecchietta' di 105 anni. Comunisti erano, sono e rimarranno. Prima della guerra tutti fascisti, finita la guerra tutti antifascisti. Solita ipocrisia"
Dal centrosinistra, invece, elogi unanimi: il Pd ha celebrato Pratesi come simbolo di valori repubblicani, mentre alcuni follower hanno invitato la sinistra a "ripartire da lei"
Ma tant'è: oggi, la signora Pratesi è anche al centro dell'editoriale del direttore di Libero Mario Sechi:
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