Non tanto la presenza in sé, quanto l'algida risposta che ha dato in conferenza stampa a proposito della guerra in Ucraina, fa sì che oggi Irina Shayk, la super modella che ieri ha co-condotto con Carlo Conti il Festival di Sanremo, sia al centro delle polemiche (anche) politiche.
Due i punti della questione. Il primo: era opportuno invitare al Festival una cittadina russa che non ha preso le distanze dal regime di Putin proprio mentre ricadono quattro anni dall'invasione di Mosca in Ucraina che tanto dolore sta provocando?
Il secondo, il più importante: era opportuno invitarla dato che, anche quando è stata espressamente sollecitata, non ha mostrato un minimo di empatia umana verso chi sta soffrendo (e morendo) per colpa del governo del suo Paese?
Sui social, chi tiene in modo particolare alla causa ucraina ha esternato tutto il suo sconcerto.
Tra questi, però, non c'è Marco Travaglio. Del resto, il direttore del Fatto Quotidiano è da sempre schierato con Putin. E anche oggi firma un editoriale in prima pagina in cui, in pratica, sostiene che se si vuole la fine della guerra bisogna accettare tutto ciò che vuole il Cremlino. Per lui, non è lì che si annida il problema, bensì a Kiev e nel resto dell'Occidente.
Niente di nuovo sotto il sole: Irina Shayk, in Italia, è in buona compagnia.
Irina Shayk ha destato più di una perplessità (per usare un eufemismo) quando, in conferenza stampa, alla domanda "stasera sul palco si parla di pace e, visto che lei è nata e cresciuta in Russia, le volevo chiedere cosa pensa della guerra in atto, se ha un pensiero sull'Ucraina, sulla Russia, su quello che sta accadendo nel suo Paese", ha risposto:
Insomma: empatia zero. Ma per Marco Travaglio va bene così. Anche perché rilegge la storia a modo suo. Anzi, a modo di Mosca:
Insomma: per il direttore del Fatto, la guerra è un "disastro" solo per l'Europa: ancora non si convince che davanti alla Russia farebbe meglio ad alzare bandiera bianca.
La narrazione putinian-travagliesca, infatti, è questa:
E insomma: se Irina Shayk, questa mattina, ha avuto modo di leggere l'editoriale di Travaglio, sicuramente le si sarà aperto il cuore, a proposito di amore di cui tanto va parlando. Di meglio, di più allineato al regime, a Mosca, non avrebbe potuto vedere.
Ma tant'è: in Italia, c'è anche chi la contesta. L'analista georgiana Nona Mikhelidze, ad esempio:
In ogni caso, a ben vedere, per Mikhelidze, il problema è la Rai, è Carlo Conti, il responsabile del Festival, fino a un certo punto Irina Shayk:
Come Mikhelidze la pensa l'ex parlamentare Marco Taradash, che arriva a paragonare Irina Shayk e Leni Riefenstahl e a dire che la Rai "fa schifo":
Leni Riefenstahl è l'attrice e regista tedesca amica di Hitler passata alla storia per i suoi documentari che esaltavano il regime nazista.
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