C’è stato un momento nei primi anni Duemila in cui bastavano poche note per scatenare una pista intera. Bastava dire "Aserejé" e tutti - ma proprio tutti - hanno iniziato a muovere le mani con quella coreografia diventata leggenda.
Ma che cosa ha voluto dire davvero "Aserejé"? È stata una parola inventata? Un messaggio nascosto? O c’è stato dietro un significato più sorprendente di quanto abbiamo immaginato?
Se anche tu hai cantato il ritornello senza capirci nulla, preparati: la storia del brano più iconico delle Las Ketchup è stata molto più curiosa di quanto sembri.
Nel 2002 le sorelle Muñoz hanno pubblicato il singolo "Aserejé", contenuto nell’album "Hijas del Tomate". Il pezzo è esploso in pochissimo tempo: ha conquistato le classifiche europee, ha scalato quelle latinoamericane e ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.
Il successo è stato travolgente. In Italia, Francia, Germania e Regno Unito il brano è diventato la colonna sonora dell’estate. Il balletto è stato replicato in villaggi turistici, matrimoni, feste di compleanno e programmi tv. Ma mentre tutti hanno cantato "Aserejé ja de je de jebe tu de jebere…", nessuno ha davvero capito cosa stesse dicendo.
Ed è proprio qui che è nata la leggenda.
Per anni si è pensato che "Aserejé" fosse solo un insieme di suoni senza significato. In realtà il testo ha raccontato una storia precisa, anche se in modo ironico e volutamente distorto.
Il brano ha narrato la vicenda di Diego, un ragazzo che entra in una discoteca e chiede al DJ la sua canzone preferita. Quando parte il pezzo, Diego - che non parla inglese - ha provato a cantarlo a memoria, ma lo ha fatto storpiando completamente le parole.
E qui arriva il colpo di scena: "Aserejé" non è stata altro che la trascrizione fonetica, in spagnolo maccheronico, dell’inizio di un celebre brano hip hop americano. Si è trattato infatti di una versione deformata del ritornello di "Rapper's Delight" dei The Sugarhill Gang.
Il celebre attacco "I said a hip hop, the hippie, the hippie to the hip hip hop…" è diventato, nella bocca di Diego, "Aserejé ja de je de jebe tu de jebere…". Un gioco linguistico geniale, che ha trasformato una hit rap del 1979 in un tormentone pop latino del 2002.
Quindi no, non è stato un messaggio segreto né una formula misteriosa: è stata una parodia affettuosa del modo in cui chi non conosce l’inglese ha cantato una canzone imparata "a orecchio".
Mira lo que se avecina
A la vuelta de la esquina
Viene Diego rumbeando
Con la luna en las pupilas
Y en su traje agua marina
Van restos de contrabando
Y donde más no cabe un alma
Allí se mete a darse caña
Poseído por el ritmo ragatanga
Y el DJ que lo conoce
Toca el himno de las doce
Para Diego la cancion más deseada
Y la baila, y la goza y la canta
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
No es cosa de brujería
Que lo encuentre 'tos los días
Por donde voy caminando
Diego tiene chulería
Y ese punto de alegría
Rastafari afrogitano
Y donde más no cabe un alma
Allí se mete a darse caña
Poseído por el ritmo ragatanga
Y el DJ que lo conoce
Toca el himno de las doce
Para Diego la cancion más deseada
Y la baila, y la goza y la canta
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
A nanana, nanana, nanana, na
A nanana, nanana, na
A nanana, nanana, nanana, na
A nananayayayayao
A nanana, nanana, nanana, na
A nanana, nanana, na
A nanana, nanana, nanana, na
A nananayayayayao
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
Aserejé, ja, dejé
Dejebe tu dejebere seibiunouva
Majavi an de bugui an de buididipi
La comicità è stata tutta lì: nel contrasto tra sicurezza e incomprensione. Diego ha cantato convinto, trasformando l’inglese in una filastrocca spagnola dal suono irresistibile.
Questa struttura narrativa ha reso il brano ancora più accattivante. Non è stato solo un motivetto orecchiabile, ma una piccola storia pop, facile da memorizzare e perfetta per essere ballata in gruppo.
Nonostante la spiegazione ufficiale, nel corso degli anni sono circolate teorie decisamente più fantasiose. Alcuni hanno ipotizzato significati esoterici nascosti nel testo, altri hanno parlato di messaggi subliminali o riferimenti religiosi.
In alcuni Paesi si è addirittura diffusa la voce che il brano contenesse frasi sataniche al contrario. Una teoria che ha fatto sorridere le stesse componenti del gruppo, che hanno sempre ribadito la natura ironica e leggera del pezzo.
Il successo planetario ha alimentato il mistero. Più la canzone è diventata popolare, più le interpretazioni si sono moltiplicate. Ma alla fine la spiegazione più semplice è stata anche quella vera: si è trattato di un gioco linguistico brillante, costruito su un equivoco sonoro.
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