03 Mar, 2026 - 11:17

Chi è Nino Di Matteo e perché fa discutere la sua frase su Garlasco e Enzo Tortora a proposito del referendum sulla Giustizia

Chi è Nino Di Matteo e perché fa discutere la sua frase su Garlasco e Enzo Tortora a proposito del referendum sulla Giustizia

Nino Di Matteo è un magistrato simbolo dell’antimafia e oggi è in prima linea sul fronte del No al referendum sulla riforma della Giustizia del ministro Nordio.

In questi giorni si trova al centro delle polemiche perché ha accusato i promotori del Sì di “bombardare” la magistratura usando casi come Garlasco e Tortora:

virgolette
Così la si delegittima

ha detto, aprendo uno scontro politico-mediatico durissimo.

Tanto è vero che a questa frase ha replicato con forza, tra gli altri, Francesca Scopelliti, la compagna di Enzo Tortora e oggi tra i volti del Sì.

La donna ha accusato Di Matteo di rovesciare il senso della vicenda Tortora, di paragonarla in amniera indebita a Garlasco e di difendere una corporazione che non ha mai fatto davvero autocritica.

Cosa sappiamo della vita del Procuratore Nino Di Matteo e perché fa discutere il suo intervento per il referendum 

Antonino “Nino” Di Matteo nasce a Palermo il 26 aprile 1961 ed entra in magistratura nel 1991 come sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta occupandosi delle indagini sulle stragi del 1992 in cui furono uccisi Falcone, Borsellino e le loro scorte.

Dal 1999 è pubblico ministero a Palermo, segue procedimenti su rapporti tra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni, indaga su omicidi eccellenti come quelli di Rocco Chinnici e del giudice Saetta, vive sotto scorta dal 1993 ed è diventato nel tempo una delle figure più note dell’antimafia giudiziaria.

Nel 2019 viene eletto consigliere togato del Csm, incarico che ha ricoperto fino al gennaio 2023, consolidando un profilo pubblico di magistrato indipendente e spesso critico verso riforme percepite come punitive per le toghe.

Proprio questo ruolo, unito alla sua esposizione mediatica (dal caso sulla “trattativa Stato–mafia” al mancato arrivo al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che lui ha collegato a pressioni mafiose), lo rende oggi un riferimento del fronte del No al referendum sulla Giustizia.

La riforma Nordio è vista da una parte come un mezzo per indebolire la magistratura e dall’altra come un simbolo di un potere giudiziario corporativo e “politicizzato”.

Nel suo recente intervento a Roma, in un’iniziativa legata al libro “Perché No – Guida al Referendum su magistratura e giustizia” di Marco Travaglio, Di Matteo ha detto di essere “perfettamente d’accordo” con Nicola Gratteri e ha sostenuto che, insieme alle “persone perbene” che voteranno Sì, voteranno Sì anche “massoni, grandi architetti del sistema corruttivo e mafiosi”, perché interessati a indebolire i controlli della magistratura.

Ha aggiunto che i promotori della riforma partirebbero da una “denigrazione quotidiana della magistratura”, citando proprio il caso Garlasco e il caso Tortora come esempi di “bombardamento” mediatico che “parla alla pancia” e finisce per delegittimare i giudici agli occhi dei cittadini.

Queste parole hanno fatto discutere perché rovesciano la lettura del caso Tortora che è stato un simbolo della “mala giustizia” e dell’abuso della custodia cautelare, interpretandolo invece come strumento usato da chi vuole colpire l’intero ordine giudiziario.

In più, l’accostamento tra i sostenitori del Sì e “mafiosi e massoni” ha inasprito, nonostante l'appello del Presidente Mattarella, il confronto politico, con i comitati per il Sì che accusano Di Matteo di demonizzare il dissenso e di usare toni da “scomunica” per chi chiede una riforma profonda del sistema.

Cosa gli ha risposto Francesca Scopelliti, la compagna di Enzo Tortora

Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora nonché presidente della Fondazione che porta il suo nome, è da anni impegnata nel tenere viva la memoria del conduttore, vittima esemplare di un errore giudiziario clamoroso e di un sistema che non seppe correggersi in tempo.

Da senatrice e come volto dei comitati per il Sì al referendum, ha fatto della battaglia per una “giustizia giusta” il centro del suo impegno pubblico, denunciando una parte della magistratura come un potere autoreferenziale che tende ad autoconservarsi “in totale disprezzo dei cittadini”.

Alla frase di Di Matteo sul “bombardare” la magistratura con i casi Garlasco e Tortora, Scopelliti ha reagito duramente, accusandolo di usare la vicenda del compagno per blindare la corporazione delle toghe invece di trarne l’unica lezione possibile: senza riforme, gli errori si ripetono e restano impuniti.

In una iniziativa pubblica in Piazza Cavour, dove indossava una maglietta con il volto di Tortora, ha scelto la forma di una “lettera immaginaria” scritta da Enzo stesso, per dire che chi evoca il suo nome per difendere lo status quo tradisce lo spirito di una battaglia che Tortora le ha affidato in punto di morte, cioè ottenere un sistema giudiziario capace di chiedere scusa e cambiare realmente.

Nel suo intervento, Scopelliti ha ricordato che il caso Tortora non fu un incidente isolato, ma il prodotto di “sciatteria investigativa” e di una volontà di difendere a tutti i costi un’inchiesta priva di prove solide, alimentata da stampa e procure che scambiarono sospetti per certezze.

Inoltre, Scopelliti ha accusato il “partito del No”, identificandolo con l’Associazione nazionale magistrati, sostenendo che teme di perdere un “super-potere consolidato” e ha difeso il sorteggio per la composizione del Csm. Per lei, si tratta di uno strumento che potrebbe essere una garanzia contro le correnti e la lottizzazione:

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È una bugia l’idea che portino ai vertici persone non qualificate

La replica di Scopelliti è così diventata uno dei passaggi simbolici della campagna, perché contrappone due narrazioni radicalmente diverse: da una parte Tortora come arma usata per “bombardare” la magistratura, dall’altra Tortora come monito permanente sui rischi di un potere giudiziario senza reale responsabilità.

Oggi, intervistata dal Corriere della Sera, Scopelliti ha risposto a Di Matteo così:

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Giù le mani da Tortora. Non capisco l'accostamento con Garlasco. Nel caso di Enzo, la magistratura si è delegittimata da sola. La sua storia rappresenta il Sì, proprio perché giudici terzi e imparziali non avrebbero permesso né di mandarlo in galera, né tantomeno di condannarlo. Invece, c'è persino chi prova a usarlo come testimonial del No, dicendo che in secondo grado la magistratura ha riparato l'errore. Ma l'assoluzione non risana le vite rovinate. Quell'errore lo ha ucciso

 

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