Sarebbero almeno quattro i paesi del Golfo Persico che hanno chiesto aiuti militari – per lo più forniture di difesa - al governo italiano. Secondo quanto si apprende, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, avrebbe dato il via libera per rispondere alle richieste dei nostri alleati strategici.
Dagli Stati Uniti, al momento, non sarebbero arrivate richieste di utilizzo delle basi Nato in Italia, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ma nelle ultime ore il Movimento 5 Stelle ha sollevato il caso Sigonella, chiedendo al ministro della Difesa Crosetto di chiarire.
In ogni caso qualsiasi decisione dovrà avere almeno un passaggio parlamentare, sia che si tratti di invio di forniture militari, sia che riguardi la concessione dell'uso delle basi italiane agli Usa.
L'opposizione continua a chiedere alla presidente Meloni di riferire in Parlamento per chiarire la posizione dell'Italia sulla guerra in Iran. Al momento Meloni ha parlato solo al TG5 (lunedì 2 marzo) ed è attesa in Parlamento il 18 marzo in vista del Consiglio Europeo, ma non è escluso che possa intervenire prima.
La situazione è in costante divenire e qualsiasi decisione del governo, come anche le dichiarazioni ufficiali, vanno ponderate con attenzione poiché potrebbero impattare sulla sicurezza dei nostri concittadini nella regione del Golfo.
La preoccupazione, infatti, è che i cittadini italiani ancora in Iran possano essere presi come ostaggio. Il governo di Teheran ha chiarito che qualsiasi supporto da parte di Stati stranieri alle operazioni di Usa e Israele verrebbe giudicato come un atto di guerra.
Aveva chiarito ieri - nel corso di un punto stampa all'Unità di Crisi – il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Secondo quanto si apprende Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein avrebbero già inoltrato al nostro governo una richiesta urgente di fornitura di difesa (droni e sistemi antimissile Samp-T).
Secondo quanto riportato oggi dal Corriere della Sera, Giorgia Meloni ha dato il via libera alle nostre forze armate di rispondere alle richieste degli alleati strategici dell'Italia e lo stato maggiore starebbe facendo una ricognizione rapida di tutto quello che si può inviare.
La decisione finale tuttavia deve passare per il Parlamento e per questo l'ufficio legislativo di Palazzo Chigi sta valutando se utilizzare lo strumento della risoluzione o del decreto.
Al momento non sarebbe arrivata nessuna richiesta da parte del governo americano, ma Germania e Gran Bretagna hanno già concesso a Trump l'uso delle proprie basi. Ha detto di no, invece, il premier spagnolo Pedro Sanchez che non concede le basi in Andalusia.
E' solo questione di tempo prima che la richiesta venga fatta anche all'Italia.
''Quando arriverà la richiesta'' da parte degli Stati Uniti sull'uso delle basi italiane per la guerra contro l'Iran ''il governo la valuterà”, ha dichiarato Tajani.
Nelle scorse ore, tuttavia, il Movimento 5 Stelle ha sollevato il caso della base di Sigonella e del centro Muos di Niscemi. Secondo quanto denunciato dai capigruppo M5s delle Commissioni Esteri e Difesa, i due siti sarebbero già coinvolti nelle operazioni militari Usa contro l’Iran, con Sigonella in stato d’allerta e interessata da un intenso traffico di aerei cargo e velivoli spia americani.
Gli esponenti pentastellati hanno chiesto chiarimenti al ministro Crosetto sul livello di coinvolgimento delle basi italiane e sugli eventuali rischi per la sicurezza dell’Italia.
Intanto l'opposizione chiede da giorni che la presidente del Consiglio riferisca in Parlamento sulla posizione dell'Italia sulla guerra in Iran.
Ha detto Elly Schlein ad Agorà, su Raitre, mentre ieri – ospite a Di Martedì su La7 – Giuseppe Conte ha sottolineato:
Qual è la posizione dell'Italia sulla guerra in Iran?
A rispondere è ancora una volta il titolare della Farnesina che, ieri sera, intervistato da Bruno Vespa a “Cinque minuti” su Rai1 ha chiarito che la posizione del governo italiano è quella dell'Unione Europea.
Ha dichiarato Tajani che poi ha aggiunto:
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