Gli attacchi congiunti USA‑Israele in Iran del 28 febbraio 2028 hanno aperto una nuova fase di tensione nel Medio Oriente. L’azione riflette obiettivi strategici di sicurezza, contrasto nucleare e controllo dell’influenza regionale, in un Medio Oriente già instabile.
Gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti del 28 febbraio 2026 hanno aperto nuovi scenari per il Medio Oriente. Durante i raid è stato ucciso il leader supremo dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei.
Gli attacchi del 28 febbraio sono stati lanciati dopo il conflitto tra Iran e Israele del giugno 2025, che aveva avuto una durata di 12 giorni. Nell'escalation, le forze israeliane e statunitensi avevano condotto un'operazione congiunta.
Il presidente americano, Donald Trump, aveva già minacciato diverse volte Teheran di possibili attacchi durante le proteste diffuse contro il regime in Iran, scoppiate dopo lo sciopero dei commercianti di fine dicembre 2025. Trump ha poi rivolto l'attenzione al programma nucleare iraniano. Nel mese di febbraio, Washington e Teheran hanno avviato la diplomazia con colloqui indiretti sul nucleare con la mediazione dell'Oman. Parallelamente, l'amministrazione americana ha iniziato il dispiegamento militare nella regione.
In un periodo caratterizzato da tensioni e diplomazia, la massiccia campagna militare ha segnato un punto di svolta, imponendo nuovi equilibri strategici e aumentando l’incertezza sulla stabilità della regione.
Nell'immediato, l'operazione militare ha acceso il dibattito sulle ipotesi di un cambio di regime. Il presidente americano, ma anche il primo ministro israeliano, nei discorsi separati hanno esortato il popolo iraniano a prendere in mano il proprio destino.
Secondo quanto è emerso dalle dichiarazioni di Donald Trump, gli attacchi erano motivati da una serie di fattori, dalla sicurezza nazionale alle dinamiche all'interno della regione del Medio Oriente: frenare lo sviluppo nucleare iraniano, difendere gli Stati Uniti da minacce passate e future, distruggere capacità militari iraniane e limitare l’influenza militare regionale dell’Iran.
Trump ha giustificato la decisione di attaccare l’Iran con l’obiettivo di fermare lo sviluppo del suo programma nucleare e dei missili, presentandolo come una minaccia diretta agli Stati Uniti. Ha affermato, senza prove, che l'Iran "avrebbe presto avuto missili in grado di raggiungere la nostra splendida America".
"Sono stato molto orgoglioso di aver bocciato l'accordo sul nucleare iraniano del presidente Barack Hussein Obama... Quello era un documento orribile, orribile, pericoloso. Avrebbero avuto armi nucleari tre anni fa e le avrebbero usate. Ma non permetterò che ciò accada", ha affermato il presidente americano attaccando il suo predecessore Barack Obama.
Alcuni analisti ritengono che dietro gli attacchi ci sia la percezione di una debolezza del regime iraniano, sia dal punto di vista economico che dei rapporti regionali, citando sia le recenti proteste contro il regime sia gli attacchi israeliani avvenuti negli ultimi due anni, che hanno indebolito gli alleati regionali di Teheran.
L'esito strategico del conflitto resta incerto.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *