Per diverse volte la difesa di Louis Dassilva aveva tentato di ottenere la scarcerazione del 36enne, sostenendo che a suo carico non vi fossero abbastanza elementi per una misura cautelare. I ricorsi al Tribunale del Riesame e i relativi passaggi in Cassazione sono stati almeno tre da quando l'uomo, accusato dell'omicidio di Pierina Paganelli a Rimini, era stato arrestato, nel luglio 2024. La liberazione è arrivata soltanto nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2026, quando la Corte d'Assise presieduta dalla giudice Fiorella Casadei, riunita in camera di consiglio per oltre sedici ore, ha sciolto la riserva, assolvendo l'imputato "per non aver commesso il fatto".
L'avvocato Riario Fabbri, che insieme al collega Andrea Guidi difende Dassilva, ha commentato con soddisfazione l'esito processuale. "Siamo felici che la Corte d'Assise abbia inteso assolvere Louis e che abbia accolto una delle varie ipotesi difensive che avevamo coltivato", ha dichiarato a Tag24. "Siamo felici soprattutto che venga ridata dignità a una persona che per quasi due anni è stata in carcere".
L'intervista completa all'avvocato Riario Fabbri sul canale Youtube di Tag24.
È ancora troppo presto fare ipotesi sugli elementi maggiormente considerati dai giudici. Una cosa è certa, secondo il legale: "La carcerazione preventiva si basava su una serie di indizi che per noi non erano fondati. Ora siamo riusciti finalmente a ridare libertà a quella che riteniamo essere una persona innocente". Il 36enne ha lasciato il carcere dopo le 3, da uomo libero. "Ha vinto la giustizia", ha detto ai cronisti.
Nell'arringa finale la difesa aveva insistito molto su una possibile ricostruzione alternativa della vicenda, ma anche sull'inattendibilità di Manuela Bianchi, ex amante di Dassilva, che in sede di incidente probatorio, nella primavera del 2025, aveva collocato l'uomo in garage prima del ritrovamento del cadavere della suocera, sostenendo che fosse stato lui a spiegarle come comportarsi nell'allertare i soccorsi.
"Abbiamo puntato molto sulla non attendibilità del dichiarato di Bianchi, indicando una serie di piste percorribili che avrebbero potuto portare alla possibilità di una soluzione per irragionevole dubbio sulla colpevolezza di Dassilva", ha ribadito Fabbri. "È stata la nostra strategia. Sapremo solo all'esito del deposito delle motivazioni quali aspetti sono stati ritenuti di fondatezza dai giudici".
Cosa succede adesso? "Sicuramente, nei termini previsti dalla legge, la Procura presenterà ricorso contro la sentenza", ha spiegato ancora il legale. "Quanto a noi, vedremo di tutelarci. Siamo stati con Louis da quando è uscito dal carcere fino alle 7 di mattina, abbiamo fatto il punto della situazione, per capire come organizzare il suo ritorno in libertà. Questo è ciò che per ora dobbiamo fare".
Ieri la sentenza era stata accolta in aula da un applauso generale. Più composta, di contro, la reazione dei familiari della vittima, parti civili nel procedimento con gli avvocati Marco e Monica Lunedei e Alfredo Andrea Scifo, che in mattinata hanno affidato a una nota il commento dell'assoluzione dell'unico imputato.
scrivono i legali. E ancora: "Al momento, come detto più volte, confermiamo la stima e la fiducia nei confronti della Procura per il lavoro svolto, lavoro che ci ha sempre convinto non sulla base di un'apodittica convinzione o di un pregiudizio, ma sulla base di quanto abbiamo visto e sentito".
"La decisione - concludono - dovrà passare, comunque, prima di raggiungere l'irrevocabilità, attraverso un altro grado di merito ed uno di legittimità". Associandosi alla richiesta del sostituto procuratore Daniele Paci, i legali di parte avevano auspicato per Dassilva il massimo della pena: l'ergastolo. Poi, dopo una lunghissima attesa, il verdetto.
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