I sondaggi sul referendum sulla Giustizia potranno essere pubblicati fino a domenica 8 marzo, quando mancheranno due settimane all'apertura delle urne.
Fatto sta che l'ultimo di Pagnoncelli pubblicato questa mattina sul Corriere della Sera, evidenziando una probabile bassa affluenza, ha certificato il sorpasso del No: la riforma Nordio, secondo lui, verrà bocciata dagli italiani.
La rincorsa del fronte del No è completata, quindi. Pagnoncelli ha pochi dubbi soprattutto perché prevede una bassa affluenza alle urne del 22 e 23 marzo. E già da giorni si è capito che meno gente si recherà a votare, più saranno le chance del fronte del No di affermarsi.
L'elettorato del centrosinistra, infatti, sarebbe molto più determinato a dire la sua, mentre quello di centrodestra sembrerebbe restio a raggiungere i seggi elettorali.
Ma quali sono i numeri e le motivazioni che Pagnoncelli ha fornito oggi al Corriere della Sera?
Il primo dato da tenere d'occhio è quello della partecipazione. La propensione a recarsi alle urne è in flessione.
Il 12 febbraio, il 36% era sicuro di andare a votare e il 16% lo riteneva probabile.
Ebbene, quasi un mese dopo, anziché crescere, questo dato diminuisce. Nel senso che il 37% si dice sicuro di andare a votare ma la percentuale di chi lo ritiene probabile si ferma al 12%.
Come dire: la giustizia non sembra un tema in cima ai pensieri degli italiani. La campagna referendaria non scalda i cuori soprattutto perché l'attenzione dell'opinione pubblica è quasi del tutto concentrata sugli scenari di guerra.
Di conseguenza, Pagnoncelli, ad oggi, prevede un'affluenza bassissima al referendum sulla sua riforma: al solo 42%.
Con questa percentuale di votanti, il No emergerebbe con il 52,4%.
Ma qual è la soglia di partecipazione che potrebbe riaprire la partita? Per Pagnoncelli è il 49%:
ha scritto oggi il sondaggista sul CorSera.
In ogni caso, Pagnoncelli, come i suoi colleghi nei giorni scorsi, ha rilevato anche una sorta di paradosso: sulla carta, tutto l'elettorato del centrodestra è a favore della riforma mentre quello del centrosinistra è spaccato.
La differenza la fa il fatto che quest'ultimo, però, è il più mobilitato. Mentre quello che "promette" una maggiore astensione è costituito dai sostenitori del centrodestra.
Per Pagnoncelli, infine, si registra un vistoso calo di elettori per il Sì nell'ambito del Pd: a febbraio, erano tra il 10 e il 14%. E lo stesso fenomeno è visibile per le altre formazioni di centrosinistra i cui elettori per il Sì, un mese fa, raggiungevano anche quota 33%.
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