La NATO esclude, almeno per ora, l’attivazione della clausola di difesa collettiva dopo l’incidente che ha coinvolto un missile diretto verso la Turchia. Il caso ha riacceso i timori di un possibile allargamento del conflitto in Iran. Il segretario generale dell’alleanza ha commentato, in un'intervista a Reuters, la crisi in Medio Oriente.
L'Alleanza Atlantica non ha intenzione di attivare la clausola di difesa reciproca prevista dall’articolo 5 dopo l’abbattimento di un missile balistico diretto verso la Turchia. Lo ha dichiarato il capo della NATO, Mark Rutte, in un’intervista rilasciata a Reuters dalla sede dell’alleanza a Bruxelles.
"Nessuno parla dell'articolo 5", ha dichiarato Mark Rutte. Pur riconoscendo la gravità della situazione, la NATO sembra cercare di mantenere una posizione di vigilanza e deterrenza.
L’incidente ha tuttavia attirato l’attenzione sulla possibilità che il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran possa estendersi fino a coinvolgere altri paesi della regione e, potenzialmente, l’intera alleanza atlantica.
La Turchia ha affermato il 4 marzo che i sistemi di difesa aerea della NATO hanno intercettato e distrutto un missile balistico iraniano mentre era diretto verso lo spazio aereo turco. L’episodio ha alimentato le preoccupazioni sulla possibilità che la guerra possa allargarsi oltre il Medio Oriente.
L’articolo 5 del trattato NATO stabilisce che un attacco contro uno dei membri è considerato un attacco contro tutti. In base a questa clausola, gli alleati sono tenuti ad adottare le misure che ritengono necessarie per assistere il paese sotto attacco, compreso, se necessario, l’uso della forza militare.
Teheran, tuttavia, ha negato di aver lanciato missili contro la Turchia.
Nel corso dell'intervista, Mark Rutte ha anche sottolineato che molti paesi membri della NATO sostengono le operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sostenendo che il paese è "vicino a diventare una minaccia anche per l'Europa".
Non tutti i governi europei, però, condividono questa linea. Alcuni leader dell’alleanza hanno espresso critiche nei confronti dell’azione militare. Tra questi il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, che ha adottato una posizione più cauta rispetto ad altri partner.
Alla domanda se Washington abbia un obiettivo strategico chiaro per evitare una destabilizzazione più ampia che potrebbe mettere a rischio l’Europa, Rutte ha risposto:
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