08 Mar, 2026 - 10:25

Iran, le 3 accuse del centrosinistra a Giorgia Meloni: ecco perché il governo è sotto accusa

Iran, le 3 accuse del centrosinistra a Giorgia Meloni: ecco perché il governo è sotto accusa

Mancanza di una chiara condanna degli attacchi di Usa e Israele all’Iran in quanto violazione del diritto internazionale. Evitare il Parlamento per non rendere conto delle decisioni prese in ambito internazionale. Subordinazione agli Stati Uniti e al presidente Donald Trump. 

Sono queste, in sintesi, le tre principali accuse che da una settimana a questa parte – ovvero – dall’offensiva israelo-americana contro il regime di Teheran iniziata sabato 28 febbraio – il centrosinistra sta muovendo a tamburo battente contro Giorgia Meloni e il governo italiano. 

Nella giornata di giovedì 5 marzo lo scontro è esploso in Parlamento nel corso delle informative dei ministri Crosetto e Tajani. L’opposizione chiedeva che fosse la premier ad andare in aula per aggiornare il Parlamento sulla posizione dell’Italia. Meloni interverrà l’11 marzo, troppo tardi per i partiti di centrosinistra.

Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli continuano ad incalzare premier e governo chiedendo una condanna degli attacchi e una richiesta di cessate il fuoco. Critico, seppur, con sfumature diverse rispetto agli attacchi, anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi. 

I leader del campo progressista, infine, imputano a Meloni di essere vittima di una sudditanza nei confronti degli Stati Uniti.

Uno scontro che sta infiammando il dibattito politico, già rovente per lo scontro sul referendum sulla riforma della giustizia.  Ecco allora tutte le accuse del centrosinistra al governo e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. 

Mancanza di una posizione chiara e condanna degli attacchi

Bonelli parla di “imbarazzante inconcludenza” e “imbarazzante inconsistenza”, sottolineando che Meloni evita di chiedere il cessate il fuoco e non condanna i bombardamenti in Iran.

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“È imbarazzante l’inconcludenza della posizione della presidente Meloni sulla drammatica guerra in corso voluta da Israele e Stati Uniti contro l’Iran. La presidente del Consiglio è allo sbando.

Ha dichiarato nei giorni scorsi il portavoce di Europa Verde, mentre Elly Schlein ha evidenziato il “silenzio imbarazzante” di Meloni. 

Intervenendo alla trasmissione “Piazza Pulita” su La7, la segretaria dem ha detto che si sarebbe aspettata che anche il governo italiano facesse come quello spagnolo che ha preso una posizione netta contro l’attacco.

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Il premier Sánchez ha detto ciò che pensiamo anche noi, molto semplicemente: no alla guerra. Sì, mi aspetterei che la premier Giorgia Meloni dicesse le stesse parole di Pedro Sanchez. Questo, o quantomeno non questo silenzio imbarazzante.

Il leader M5S, Giuseppe Conte, ha ricordato che il governo non ha chiarito se intende seguire una linea coerente rispetto al diritto internazionale o agli attacchi degli Stati Uniti e Israele.

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Perché non condanni questi attacchi di Stati Uniti e Israele che sono del tutto unilaterali e offrirete le nostre basi che sono qui sul nostro territorio per queste iniziative che sono in violazione del diritto internazionale?”

Ha chiesto l'ex premier rivolgendosi a Meloni in un post social.

In sintesi il centrosinistra accusa Meloni di non avere una linea politica chiara sulla guerra, evitando condanne pubbliche e prese di posizione nette.

Disprezzo o mancata comunicazione con il Parlamento

La seconda accusa mossa alla premier dai leader dell’opposizione è quella di fuggire dal confronto in Parlamento.

virgolette
Perchè Giorgia Meloni non è venuta in Parlamento? Perchè evidentemente non le interessa.

Ha attaccato nei giorni scorsi la segretaria del PD evidenziando:

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Davanti a quello che sta accadendo con il mondo che scivola in guerra non basta riferire, serve una linea politica. E non dovevano essere i ministri Crosetto e Tajani a portarla, ma Giorgia Meloni, perché deve parlare al Paese in un momento in cui il Paese è giustamente preoccupato.

Bonelli e Conte sottolineano che Meloni non si è presentata in Parlamento per riferire sulla crisi, lasciando ai ministri Crosetto e Tajani il compito, ritenuti inadeguati.

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Di fronte alla gravità della situazione la presidente del Consiglio dovrebbe venire immediatamente in Parlamento e non aspettare la prossima settimana. Invece continua a rilasciare dichiarazioni e post sui social mentre, su una guerra che viola il diritto internazionale, non arriva una sua condanna.”

Sono le parole di Bonelli, mentre Conte incalza: 

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Quante volte avete sentito Giorgia Meloni chiedere che io andassi a riferire in Parlamento? Ma io venino e rispondevo a tutte le domande. Giorgia Meloni, tu, però sei scappata dal Parlamento hai preferito fare un monologo in radio eppure siamo di fronte a una crisi internazionale tra le più gravi degli ultimi anni.”

E al coro si unisce anche l’ex ministro del Lavoro, Andrea Orlando: 

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Mi sembra che sia evidente un sostanziale disprezzo della presidente Meloni per il Parlamento, questo lo capisce anche un bambino ed è il punto di partenza.”

Ambiguità internazionale e subordinazione a alleanze esterne

La terza e ultima accusa riguarda la presunta subordinazione del governo italiano a quello statunitense.

Il campo progressista accusa Meloni di avere una politica estera incerta, subordinata agli Stati Uniti, e di non promuovere un ruolo europeo coerente.

Bonelli critica il governo accusandolo di “un’imbarazzante inconsistenza mentre il mondo scivola verso una guerra globale, con il rischio persino dell’uso di armi non convenzionali".

Schlein sottolinea l’incapacità di scegliere tra Trump e l’Europa.

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“Non hanno avuto nemmeno il coraggio di dire che è stata una violazione del diritto internazionale, non hanno avuto il coraggio di reagire ai dazi e Meloni non ha reagito quando c'è stata l'umiliazione pubblica di Zelensky alla Casa Bianca, non ha reagito in questi giorni dando solidarietà a un paese fratello come la Spagna davanti ai ricatti indecenti di Trump perché Sanchez ha difeso il diritto internazionale. Ora, se non hanno reagito davanti a nessuna di queste cose, la traduzione è semplice: Meloni non riesce a dire di no a Trump. 

Conclude la segretaria dem.

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