Quando il gioco si fa duro, entrano in campo i duri: così recita un vecchio adagio. E nello sprint finale della campagna referendaria per la riforma della Giustizia, non poteva non toccare a Giorgia Meloni entrare in scena.
Lo ha fatto con un post sui suoi canali social in cui, in tredici minuti, spiega i motivi per votare Sì alla riforma Nordio e ripete che anche in caso di affermazione del No, il governo da lei presieduto non si dimetterà:
si legge all'inizio del post del presidente del Consiglio.
Finora aveva preferito avere un ruolo abbastanza defilato, ma a due settimane dall'apertura delle urne, nei giorni decisivi della campagna referendaria, Giorgia Meloni non poteva restare lontana dal campo di battaglia politico che vede al centro la riforma della Giustizia.
Così, oggi ha postato un lungo video in cui spiega tutti i motivi per votare Sì per la separazione delle carriere dei magistrati e l'introduzione del sorteggio per comporre il Csm.
In un tailleur grigio e sullo sfondo una veduta di Roma, la premier si è preoccupata anzitutto di smontare le bufale che si sono rincorse per bocciare la riforma e di chiarire una volta di più che il governo non lega il suo destino all'esito del referendum.
Anche se la separazione delle carriere dovesse essere bocciata dagli italiani, l'esecutivo rimarrà in carica in attesa delle elezioni politiche previste il prossimo anno.
Meloni ha tenuto a sottolineare proprio questo: che a sentirsi coinvolti devono essere tutti, non solo chi ha a che fare direttamente con il mondo della giustizia perché i giudici decidono su moltissimi aspetti del quotidiano:
Meloni, a questo punto, ha messo il dito nella piaga facendo passare le toghe come una casta che anche quando sbaglia non paga mai.
Il motivo è presto detto per la premier: perché ogni volta che si è tentato di farlo, la reazione della magistratura "è stata sproporzionata e il risultato è stato quello che ha perso molta della sua autorevolezza e della sua efficacia".
Per Meloni, la riforma Nordio interviene proprio su questo.
Il presidente del Consiglio l'ha detto a chiare lettere: la riforma non ha l'obiettivo di sottomettere i magistrati alla politica, ma "di rendere la giustizia più moderna, più meritocratica, più autonoma, più responsabile e soprattutto libera dai condizionamenti della politica":
Poi, l'attacco frontale alla sinistra schierata per il No:
Giorgia Meloni, al termine del suo messaggio, dopo aver toccato nel merito i punti della riforma, ha ribadito che il suo governo resterà in carica anche se la riforma Nordio non dovesse passare:
Per Meloni, quindi, la sfida della sua permanenza a Palazzo Chigi è fissata nel 2027, quando ci saranno le elezioni politiche:
Il consiglio finale della premier, quindi, è stato questo:
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