Donald Trump ha chiesto agli alleati della NATO di intervenire per sbloccare lo Stretto di Hormuz, quasi paralizzato dopo l’offensiva americana contro l’Iran.
Dopo aver incendiato il Golfo Persico lanciando un’offensiva contro l’Iran senza consultare nessuno degli alleati, il presidente americano adesso cerca di tirare l’Occidente dentro una guerra che nessuno voleva.
Alla terza settimana di un conflitto che sarebbe dovuto durare solo pochi giorni, la Casa Bianca sta aumentando la pressione sugli alleati affinché inviino navi militari per proteggere le petroliere e garantire la navigazione.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi energetici più importanti del pianeta: da qui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Un blocco prolungato del canale rischia quindi di provocare ripercussioni pesantissime sui mercati energetici e sull’economia globale.
Ha minacciato conseguenze per la Nato “se non aiuta per Hormuz” e oggi la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un'intervista a Fox News ha sottolineato:
“I nostri alleati della Nato devono fare di più".
Fare di più, tuttavia, significherebbe un coinvolgimento militare diretto, cosa che gli alleati Nato non sembrano intenzionati a fare. Cosa che l’Italia non è intenzionata a fare.
La posizione di Palazzo Chigi, che poi riflette quella dei partner europei, è per il ricorso alla via diplomatica.
Quello che doveva essere un conflitto lampo si è trasformato in una guerra che dura ormai da tre settimane. Ventuno giorni di bombardamenti e tensioni crescenti che hanno paralizzato uno dei punti più strategici del commercio mondiale: lo Stretto di Hormuz.
Il blocco del traffico delle materie prime energetiche sta già producendo effetti pesanti sull’economia globale.
Per questo la riapertura dello Stretto è diventata la priorità di Donald Trump. Il presidente americano ha chiesto agli alleati della NATO di inviare navi da guerra, inclusi dragamine e unità navali di scorta, per proteggere le petroliere e garantire la sicurezza della navigazione nel canale.
Ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca.
La richiesta di Washington arriva dopo un’offensiva militare contro l’Iran decisa senza un coordinamento formale con gli alleati europei, un elemento che rende ancora più delicata l’eventuale partecipazione della NATO al conflitto.
Molti Paesi, tra cui Germania, Francia, Giappone e Italia hanno preferito lasciar cadere nel vuoto la richiesta del tycoon americano.
La missione è stata avviata nel 2024 per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso e a Suez dagli attacchi dei ribelli Houthi.
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha chiarito che la missione navale Aspides deve essere rafforzata ma deve restare nel Mar Rosso, escludendo che venga modificato il mandato della missione per coinvolgere anche l’area dello Stretto di Hormuz.
A Bruxelles, tuttavia, c'è chi spinge per una modifica del mandato dell'operazione, in modo che possa agire in modalità "operativa" anche contro il blocco imposto dal regime di Teheran.
"Non mi pare che siano missioni che si possono allargare allo stretto di Hormuz, anche perché sono missioni che hanno compiti" specifici, "una antipirateria e l'altro difensivo, quindi sono missioni diverse".
Per Tajani è "giusto continuare a lavorare nel Mar Rosso per garantire il traffico marittimo, la libera circolazione. Per quanto riguarda Hormuz credo che debba prevalere la linea della diplomazia".
Il ministro ritiene che "si debba fare uno sforzo diplomatico aggiuntivo per garantire la libertà di navigazione a Hormuz, che interessa non soltanto Paesi occidentali", ma anche "il resto del mondo, Cina compresa".
La prudenza di Roma non è casuale: l’Italia ha già centinaia di militari dispiegati in diverse missioni in Medio Oriente e dipende in modo significativo dalle rotte energetiche che attraversano il Golfo.
Il dibattito a Bruxelles riflette una preoccupazione più ampia: evitare che una missione navale nata per proteggere il traffico commerciale nel Mar Rosso si trasformi in un’operazione militare in un teatro di guerra aperto.
La situazione internazionale preoccupa il governo. L’obiettivo dell’Italia resta garantire la sicurezza nel Mar Rosso senza entrare nel conflitto. Il vicepremier, Matteo Salvini, ha ribadito che l’Italia non è ‘in guerra contro nessuno’.
Ha sottolineato il ministro che poi ha concluso:
Per il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, l’Italia deve continuare a lavorare alla de-escalation.
Con il conflitto che si prolunga e lo Stretto di Hormuz ancora paralizzato, la pressione americana sugli alleati è destinata ad aumentare. Ma per molti governi europei la priorità resta evitare che una crisi regionale si trasformi in un confronto militare su larga scala.
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