17 Mar, 2026 - 11:30

"La mattina scrivo": Valérie Donzelli porta sul grande schermo il romanzo autobiografico di Franck Courtès

"La mattina scrivo": Valérie Donzelli porta sul grande schermo il romanzo autobiografico di Franck Courtès

All’età di cinque anni, dopo aver visto un episodio de Le avventure di Lois & Clark, decisi che ciò che volevo fare da grande era la giornalista investigativa. Il personaggio di Lois Lane, cronista d’assalto, fece subito breccia nel mio cuore quel tanto che bastava a volerne imitare il percorso lavorativo. Crescendo ho poi capito che la mia propensione innata, che definirei un vero e proprio istinto, pendeva più verso la letteratura drammatica che il giornalismo, pur interessandomi comunque entrambi. Quando qualcuno mi chiede come mai io abbia iniziato a scrivere sin da bambina rispondo sempre che la scrittura non è stata una scelta, ma che piuttosto mi sono ritrovata quasi in una condizione di “schiavitù”, costretta a trascrivere le storie che la mia mente creava e crea di continuo.

Ma è davvero possibile vivere di sola letteratura? Questo è un dilemma che ha attanagliato buona parte degli autori da che esistono i libri di narrativa, perché l’arte, si sa, paga bene, ma solo a periodi e un tempo il successo arrivava addirittura post mortem. Ma in questa precisa epoca, in cui la maggioranza delle persone pare aver perso interesse per qualunque cosa, soprattutto per la lettura, sembra pressoché impossibile. Franck Courtès, fotografo francese di discreta fama nel settore fino al 2011, nel suo romanzo autobiografico À pied d’œuvreLa mattina scrivo –pubblicato per la prima volta in Francia nel 2023, parla appunto del suo difficile passaggio dalla fotografia alla letteratura.

Dopo anni di riconoscimenti e alti guadagni monetari, Courtès cominciò a sentirsi sempre più stretto in una professione che non lo rappresentava. La sua vera vocazione era fare lo scrittore e decise di abbandonare tutto e ricominciare, iniziando a comporre il primo libro, Autorisation de pratiquer la course à pied (2013), una raccolta di racconti drammatici. Ma, come narra in À pied d’œuvre, per sostenere questo cambiamento dovette rinunciare a un appartamento in centro, trasferendosi in un monolocale seminterrato in periferia, e per avere la libertà di scrivere la mattina dovette inserirsi nel settore della gig economy. Attraverso un’app, iniziò a offrirsi come factotum per lavori spesso sottopagati e in condizioni logoranti e poco sicure. Il tutto dopo aver affrontato un divorzio e aver visto i suoi due figli, ormai grandi, allontanarsi da lui, seguendo la madre.

Sfidando fame e miseria, Courtès ha dovuto misurarsi violentemente con uno dei dilemmi più temuti dagli adulti: i propri sogni di carriera valgono davvero il sacrificio di una vita agiata? Ed è poi così giusto inseguirli a costo di diventare un peso per gli altri e per se stessi? Ecco, sinceramente io credo di no. Penso che raggiunta una certa maturità sia opportuno rassegnarsi dinanzi all’impossibile, anziché tentare all’infinito di acciuffare un ago in un pagliaio. O almeno scendere a dei compromessi. Cosa avrebbe impedito a Franck Courtès di mantenere un certo status nella sicurezza di un’esistenza facoltosa e contemporaneamente provare anche a scrivere? Comprendo il bisogno e il desiderio di focalizzarsi verso il raggiungimento di un obiettivo, eliminando ogni distrazione, ma il famoso anno sabbatico? Chi glielo avrebbe negato? Rinunciare a un frigorifero pieno e alle bollette pagate, trasformandosi in una zavorra per il proprio padre anziano e per i propri figli, lo trovo un pelo eccessivo più che una vocazione artistica.

La cineasta Valérie Donzelli, invece, di questa storia ne è rimasta entusiasta al punto da accettare di farne un film omonimo. Il produttore Alain Goldman, per la società di produzione Pitchipoï Production, ha acquistato i diritti cinematografici del libro e successivamente la Donzelli, insieme al collega Gilles Marchand, ha adattato la sceneggiatura dal romanzo, per poi iniziare le riprese a febbraio 2025. Il 29 agosto 2025 è stato presentato in anteprima mondiale alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura.

La regia, con uno stile minimalista, appare come un grande occhio che osserva avido ogni angolo più buio del tracollo esistenziale del protagonista, interpretato dall’attore Bastien Bouillon, che però non ho trovato particolarmente espressivo. Questa rappresentazione poetica di un uomo adulto e padre che diviene all’improvviso un bohémien maledetto francamente mi ha un po’ snervata. È stato come assistere allo spettacolo di un individuo che si intestardisce nell’urinarsi addosso, pur soffrendone, quando ha un water a disposizione a pochi metri di distanza.

Se è vero anche che La mattina scrivo offre dei validi spunti di riflessione sul mondo del lavoro precario e improvvisato e su quanti mestieri fondamentali stiamo perdendo, nonché come oggi vengano bistrattate e prese poco sul serio le professioni del settore artistico, considerate spesso semplici hobby, è altrettanto vero che tra i sogni di gloria e la vita vera esiste un brutale realismo dinnanzi al quale, a volte, è doveroso fare un passo indietro. Soprattutto se sei già uno stimato fotografo. Inseguire la propria felicità dovrebbe essere un diritto inalienabile, ma forse ci si poteva organizzare un po’ meglio (…). Per La mattina scrivo, 3,6 stelle su 5.

 

LEGGI ANCHE
LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Sto inviando il commento...