L'ultima settimana ha segnato un'allarmante recrudescenza delle intimidazioni contro i giornalisti italiani.
Prima Mario Sechi, ex direttore di Libero, è finito sotto tutela per minacce provenienti dall'area anarco-insurrezionalista.
Poi Adriano Cappellari, un cronista vicentino di soli 20 anni, è stato vittima di un attentato incendiario alla sua abitazione.
I loro sono solo gli ultimi due episodi che rilanciano il drammatico tema sulla sicurezza di chi fa informazione in Italia.
Secondo i dati più recenti dell'Osservatorio Ossigeno per l'Informazione, sono oltre 30 i giornalisti sotto scorta armata in Italia.
Tuttavia, la cifra sale significativamente se si considerano le forme di vigilanza e tutela dinamica, che superano i 200 casi complessivi.
L'Italia, quindi, resta il Paese europeo con più giornalisti minacciati e sotto protezione da parte delle Forze dell'ordine.
Nel 2025, ben 759 giornalisti, blogger e attivisti sono stati minacciati, intimiditi o colpiti da azioni legali pretestuose a causa del loro lavoro.
Dal 2006 a oggi, l'Osservatorio ha documentato 8.314 vittime di violazioni della libertà di stampa.
Il Liberties Media Freedom Report 2026, uscito il 28 aprile 2026, colloca l'Italia tra i Paesi in cui fare i giornalisti è diventato pericoloso: 20 giornalisti italiani vivono sotto protezione h24.
Nel corso del tempo, non sono mancati episodi clamorosi, come quello che interessò il conduttore di Report Sigfrido Ranucci o il cronista del Domani Nello Trocchia.
Ma solo restando all'ultima settimana, Mario Sechi è finito sotto tutela per una serie di minacce ricevute dall'area anarco-insurrezionalista arrivate dopo editoriali sulla morte di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, due anarchici morti in seguito all'esplosione di un ordigno nel Parco degli Acquedotti a Roma. La protezione è stata disposta dalla questura di Milano.
Adriano Cappellari, cronista ventenne de L'Altopiano, un giornale veneto, invece, racconta da tempo la realtà di Caivano e l'attività di don Maurizio Patriciello. Ieri, in tarda serata, un uomo incappucciato (ripreso dalle telecamere) ha lanciato prima una busta contenente una lettera minatoria e delle sue foto davanti all'ingresso della sua casa e poi una molotov. Il giornalista aveva già ricevuto lettere anonime con pesanti minacce mesi fa.
Il mondo della politica subito si è mosso dando solidarietà agli ultimi due giornalisti finiti nel mirino. Sia per Sechi che per Cappellari, la premier Giorgia Meloni ha espresso il proprio pensiero attraverso i social:
Infine, la premier ha concluso così:
Il presidente del Senato Ignazio La Russa e quello della Camera Lorenzo Fontana l'hanno messa così:
Ma tant'è: l'Italia, oltre a essere un Paese dove fare i giornalisti può essere pericoloso, è anche quello in cui ci si batte per avere contratti dignitosi nelle redazioni, un equo compenso e contro le querele temerarie che subiscono tanti cronisti per essere silenziati in un modo più velato rispetto a quello delle minacce, ma spesso ancor più efficace.
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