31 May, 2026 - 15:50

Adriano Cappellari, Mario Sechi ma non solo: quanti giornalisti sono sotto scorta oggi in Italia?

Adriano Cappellari, Mario Sechi ma non solo: quanti giornalisti sono sotto scorta oggi in Italia?

L'ultima settimana ha segnato un'allarmante recrudescenza delle intimidazioni contro i giornalisti italiani.

Prima Mario Sechi, ex direttore di Libero, è finito sotto tutela per minacce provenienti dall'area anarco-insurrezionalista.

Poi Adriano Cappellari, un cronista vicentino di soli 20 anni, è stato vittima di un attentato incendiario alla sua abitazione. 

I loro sono solo gli ultimi due episodi che rilanciano il drammatico tema sulla sicurezza di chi fa informazione in Italia.

Quanti giornalisti in Italia hanno bisogno di protezione da parte delle Forze dell'ordine

Secondo i dati più recenti dell'Osservatorio Ossigeno per l'Informazione, sono oltre 30 i giornalisti sotto scorta armata in Italia.

Tuttavia, la cifra sale significativamente se si considerano le forme di vigilanza e tutela dinamica, che superano i 200 casi complessivi.

L'Italia, quindi, resta il Paese europeo con più giornalisti minacciati e sotto protezione da parte delle Forze dell'ordine.

Nel 2025, ben 759 giornalisti, blogger e attivisti sono stati minacciati, intimiditi o colpiti da azioni legali pretestuose a causa del loro lavoro.

Dal 2006 a oggi, l'Osservatorio ha documentato 8.314 vittime di violazioni della libertà di stampa.

Il Liberties Media Freedom Report 2026, uscito il 28 aprile 2026, colloca l'Italia tra i Paesi in cui fare i giornalisti è diventato pericoloso: 20 giornalisti italiani vivono sotto protezione h24.

Nel corso del tempo, non sono mancati episodi clamorosi, come quello che interessò il conduttore di Report Sigfrido Ranucci o il cronista del Domani Nello Trocchia.

Ma solo restando all'ultima settimana, Mario Sechi è finito sotto tutela per una serie di minacce ricevute dall'area anarco-insurrezionalista arrivate dopo editoriali sulla morte di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, due anarchici morti in seguito all'esplosione di un ordigno nel Parco degli Acquedotti a Roma. La protezione è stata disposta dalla questura di Milano.

Adriano Cappellari, cronista ventenne de L'Altopiano, un giornale veneto, invece, racconta da tempo la realtà di Caivano e l'attività di don Maurizio Patriciello. Ieri, in tarda serata, un uomo incappucciato (ripreso dalle telecamere) ha lanciato prima una busta contenente una lettera minatoria e delle sue foto davanti all'ingresso della sua casa e poi una molotov. Il giornalista aveva già ricevuto lettere anonime con pesanti minacce mesi fa.

Le reazioni della politica italiana alle ultime minacce subite da Sechi e Cappellari

Il mondo della politica subito si è mosso dando solidarietà agli ultimi due giornalisti finiti nel mirino. Sia per Sechi che per Cappellari, la premier Giorgia Meloni ha espresso il proprio pensiero attraverso i social:

virgolette
Voglio esprimere tutta la mia vicinanza ad Adriano Cappellari, oggetto questa notte di un gravissimo attentato incendiario nella sua abitazione a Enego. Minacciare un cronista che sceglie di fare luce su realtà difficili come quella di Caivano e sul prezioso impegno di chi, come don Maurizio Patriciello, è in prima linea al servizio della propria comunità, è inaccettabile e rappresenta un attacco irricevibile alla libertà di stampa e informazione. Sono certa che Adriano Cappellari non si farà intimidire e che continuerà a portare avanti il suo lavoro, come ha fatto finora

Infine, la premier ha concluso così:

virgolette
L’Italia ha bisogno di giovani coraggiosi come lui, che non hanno paura di denunciare e di documentare ciò che non funziona, per tentare di cambiarlo e rendere la nostra società più giusta e forte. Un abbraccio ad Adriano, alla sua famiglia e ai suoi colleghi della redazione de L’Altopiano

Il presidente del Senato Ignazio La Russa e quello della Camera Lorenzo Fontana l'hanno messa così: 

virgolette
Tentare di intimidire la stampa significa provare a colpire un presidio fondamentale delle nostre istituzioni democratiche

Ma tant'è: l'Italia, oltre a essere un Paese dove fare i giornalisti può essere pericoloso, è anche quello in cui ci si batte per avere contratti dignitosi nelle redazioni, un equo compenso e contro le querele temerarie che subiscono tanti cronisti per essere silenziati in un modo più velato rispetto a quello delle minacce, ma spesso ancor più efficace. 

 

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