Guerra in Iran e Ucraina, il destino dei due conflitti si incrocia e si intreccia al Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo dopo il no dei Paesi Nato ad un intervento militare nello Stretto di Hormuz.
I dossier sulla crisi del Golfo Persico e sul futuro della guerra in Ucraina saranno i temi caldi del vertice dei 27 capi di Stato europei che discuteranno anche dell’emergenza energetica connessa alla crisi iraniana.
Al tavolo dei 27, Giorgia Meloni, porterà la posizione dell’Italia che è stata anticipata ieri dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ovvero, promuovere una missione Onu per sbloccare la situazione nello Stretto di Hormuz.
Ma a Bruxelles domani si cercherà anche di sbloccare il prestito da 90 miliardi a Kiev, ancora congelato per il veto dell’Ungheria. Una decisione cruciale, soprattutto alla luce delle minacce di Trump di ridimensionare il suo impegno a favore dell’Ucraina.
Ecco, allora, gli scenari alla vigilia del vertice Ue.
Sono essenzialmente tre i nodi che i capi di Stato dei 27 Paesi Ue saranno chiamati a risolvere domani e dopodomani al vertice del Consiglio Europeo: l’escalation militare nel Golfo Persico, la crisi energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e lo sblocco del prestito da 90 miliardi a Kiev.
Dopo il no all’invio di navi militari nello Stretto di Hormuz, l’Ue deve fare un punto sul suo posizionamento circa la crisi iraniana e sui rapporti con gli Stati Uniti. Il rifiuto della Nato non è piaciuto al presidente Donald Trump che ha minacciato di rivedere anche l’apporto Usa nel conflitto ucraino.
Nel frattempo, il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran sta già producendo effetti economici: la riduzione dei flussi di petrolio e gas sta facendo aumentare i prezzi dell’energia. Per questo l’Ue dovrà intervenire non solo sul piano diplomatico, ma anche con misure straordinarie per contenere i rincari e limitare l’impatto su economia e inflazione.
C’è poi la questione del prestito di 90 miliardi all’Ucraina, attualmente bloccato dal veto dell’Ungheria. Budapest ha posto la riparazione dell’oleodotto Druzhba che portava il gas russo a Slovacchia e Ungheria come condizione per il via libera al prestito.
Anche questo tema si intreccia con la crisi energetica: cresce infatti il fronte di chi, in Europa, spinge per un allentamento delle sanzioni sul gas russo, così da compensare le forniture ridotte a causa della chiusura di Hormuz.
Al tavolo dei 27 siederà anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che porterà nel dibattito la posizione italiana. L’Italia proporrà di coinvolgere l’Onu al fine di dare vita ad una missione legittima nel pieno rispetto del diritto internazionale.
Ha dichiarato il ministro della Difesa in un’intervista al quotidiano “Il Foglio”.
Ha spiegato Crosetto che ha poi sottolineato la necessità di una missione all’interno di una
Posizione ribadita dal ministro degli Esteri, Tajani che, intervenendo alla trasmissione Agorà su Rai Tre ha ribadito che l’Italia non parteciperà ad una missione militare a Hormuz “perché significherebbe infilarsi nella guerra'', sottolineando che ''le fregate che andrebbero lì avrebbero armi limitate per reagire''.
ha chiarito Tajani.
In merito alle questioni legate alla Guerra in Ucraina, il ministro Crosetto ha ribadito che la postura del governo italiano nei confronti della Russia ‘non cambia’ perché ‘serve prima la pace con Kiev’.
Ha detto Crosetto, intervistato dal direttore di Sky Tg24, Fabio Vitale che poi ha spiegato:
Da un lato, la crisi nel Golfo Persico e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno facendo salire i prezzi dell’energia, mettendo sotto pressione economie e governi europei. Dall’altro, la guerra in Ucraina continua a richiedere sostegno finanziario e militare, in un contesto reso più incerto dalle tensioni con gli Stati Uniti.
Il collegamento è diventato ancora più diretto dopo il no della Nato a un intervento nello Stretto di Hormuz: una decisione che non è piaciuta al presidente americano Donald Trump, che ha reagito minacciando di rivedere l’impegno degli Stati Uniti a sostegno di Kiev. In questo modo, i due dossier si sono saldati anche sul piano strategico.
A questo si aggiunge il nodo energetico: le difficoltà nelle forniture dal Medio Oriente riaprono il dibattito sul gas russo, tema direttamente legato al conflitto con Mosca. Questo incrocio complica decisioni come lo sblocco degli aiuti a Kiev, su cui pesano veti e interessi nazionali. Per questo, al Consiglio europeo, le scelte su uno scenario finiscono inevitabilmente per avere conseguenze anche sull’altro.
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