18 Mar, 2026 - 18:23

Referendum sulla Giustizia, Roberto Fico gioca a fare l'ayatollah: ecco la fatwa per chi del M5S vota Sì

Referendum sulla Giustizia, Roberto Fico gioca a fare l'ayatollah: ecco la fatwa per chi del M5S vota Sì

Non scherzate con Roberto Fico. Perché è lui che gioca. A fare l'ayatollah. Non ci credete? Leggere per credere l'intervista che ha dato oggi al giornale di casa, al Fatto Quotidiano, al vangelo del Movimento Cinque Stelle.

A proposito del prossimo referendum sulla Giustizia, Luca De Carolis, a un certo punto, gli ha chiesto: "Il fatto che diversi ex Cinque Stelle siano per il Sì come lo giudica?"

E lui:

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Sono ex, appunto

Come dire: attenti a voi. O vi allineate a ciò che comanda la nuova "Guida Suprema" Giuseppe Conte oppure fate la valigia.

E pensare che un tempo nemmeno tanto remoto, gli ordini di scuderia del Movimento che si diffondevano tramite il Fatto Quotidiano erano ben altri.

Una riforma del Csm, l'organo di autogoverno dei magistrati, ad esempio, era vista come cosa buona e giusta. 

Ma tant'è: evidentemente, erano altri tempi, quelli in cui i pentastellati davvero si battevano contro le caste...

Referendum sulla Giustizia, la fatwa di Roberto Fico

E comunque: tra il detto e il non detto, Roberto Fico, la sua fatwa, da vecchio ayatollah del Movimento Cinque Stelle, visto che ora sono tanto di moda, l'ha lanciata.

Non a caso sono "ex Cinque Stelle" coloro i quali, con un passato nel Movimento, hanno osato dire che voteranno a favore della riforma Nordio. Come dire: a buon intenditor, poche parole.

Fatto sta che al Governatore della Campania è stato anche chiesto: "Dicono che anche una piccola parte della vostra base tentenni. Le risulta?"

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No. Tutto il Movimento si è mobilitato, anche sui territori, ed è convintamente schierato contro la riforma...

Tuttavia, in un recente passato, quando il Movimento Cinque Stelle è stato al governo, quando, anzi, ha occupato la poltrona del Ministero della Giustizia con Alfonso Bonafede, il pensiero dominante non era affatto quello di lasciare intatto lo status quo della magistratura, anzi...

Cosa dichiarò Alfonso Bonafede quando era ministro della Giustizia

Con Giuseppe Conte premier e Alfonso Bonafede ministro della Giustizia, il 9 agosto 2020, sempre al Fatto Quotidiano, e sempre a Luca De Carolis, il Movimento proponeva la sua riforma della magistratura con le stesse parole d'ordine che oggi potrebbero valere per la riforma Nordio:

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Le nuove regole per il Csm dopo lo scandalo Palamara: Basta girarsi dall'altra parte, ora nuovo sistema di voto e sorteggio

si leggeva in bella evidenza sul giornale di Travaglio.

E Bonafede, in un'intervista a tutta pagina, al sindacato delle toghe in subbuglio allora come oggi, specificava:

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Il pluralismo culturale è andato a farsi benedire con il correntismo. Rispetto le associazioni dei magistrati, leggo gli atti dei loro convegni e le consulto. Ma le associazioni non possono comportarsi nel Csm come i partiti si comportano nel Parlamento. Nel Consiglio Superiore della magistratura non si fa politica

Ecco: questo dichiarava Bonafede.

Erano i mesi caldi dello scandalo scoperchiato da Luca Palamara. E De Carolis incalzò Bonafede così: "Il caso Palamara le ha permesso di avviare questa riforma. Senza non avrebbe mai potuto, no?" Risposta di Bonafede:

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Il caso Palamara ha impedito di rinviare tutto a chi avrebbe avuto voglia di farlo. Non è stato più possibile buttare la palla in tribuna...

Era il 9 agosto 2020. Quasi sei anni dopo, ora è il Movimento a buttare palla in tribuna. Con tanto di fatwa. 

 

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