Il governo corre al riparo contro il caro carburanti e vara un decreto straordinario per far fronte agli aumenti di benzina e gasolio alla pompa.
Un decreto d'emergenza varato nella serata di giovedì 18 marzo ed entrato in vigore questa notte, dopo la firma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Un taglio di 25 cent delle accise sulla benzina e di 12 cent. sul gasolio per i prossimi venti giorni per 'neutralizzare' i rialzi dei carburanti dovuti alla crisi nel Golfo Persico.
Un decreto che ha immediatamente sollevato le critiche dell'opposizione che da giorni chiedeva a gran voce al governo il taglio delle accise e misure concrete contro l'aumento dei carburanti.
A far storcere in naso al centrosinistra, tuttavia, non sono state le misure varate da Palazzo Chigi - o almeno non solo quelle - bensì la tempistica scelta dalla maggioranza di centrodestra che ha annunciato le misure a ridosso dell'apertura delle urne per il Referendum Costituzionale sulla Giustizia in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo.
Il governo ha, inoltre, anche già anticipato l'intenzione di varare ulteriori misure per rafforzare quelle già approvate entro sabato 21 marzo, quindi, nel bel mezzo del silenzio elettorale.
L'opposizione ha immediatamente attaccato il governo parlando di 'decreto elettorale' e accusando Giorgia Meloni di aver varato un provvedimento 'tardivo' e inefficace solo a fini di 'propaganda'.
Lo scontro sul nuovo decreto carburanti è appena iniziato e difficilmente si esaurirà nel breve termine.
Il centrosinistra contesta il decreto perché considerato "tardivo, temporaneo e inefficace".
Il taglio delle accise dura solo 20 giorni e, secondo Pd, M5S e Avs, non affronta strutturalmente il caro carburanti. Viene inoltre accusato di essere una "misura “spot” a fini elettorali", annunciata a ridosso del referendum.
Le opposizioni sostengono che il governo prima abbia beneficiato dell’aumento dei prezzi, incassando più entrate, per poi restituire solo una parte minima.
Nel mirino, tuttavia, è soprattutto la tempistica: il provvedimento è stato varato a ridosso del referendum, alimentando il sospetto di un’operazione a fini elettorali
Secondo il centrosinistra, infine, mancano interventi più ampi e duraturi, come un meccanismo stabile sulle accise o misure di sostegno più incisive contro il caro energia.
Le critiche più dure arrivano dal Partito Democratico. Il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, che parla di 'governo trucco' e 'propaganda elettorale' fatta con i soldi degli italiani.
Ha dichiarato Boccia che poi rincara:
Dello stesso avviso, la capogruppo alla Camera, Chiara Braga, che sottolinea il ritardo con cui sono state varate le misure parlando di 'misura spot' utilizzata a scopo elettorale.
Il Movimento 5 Stelle parla di 'ridicolo decretino referendario'.
Si legge in una nota dei parlamentari M5S delle Commissioni Bilancio, Finanze e Attività Produttive di Camera e Senato.
La tempistica viene evidenziata anche dal leader di Avs, Nicola Fratoianni:
Ha affermato Fratoianni ai microfoni di Rai3 nel corso di Restart.
La senatrice di Italia Viva, Raffaella Paita, evidenzia come l'aumento delle accise sia stato originato dalla Legge di Bilancio del governo e che la guerra avrebbe solo aggravato.
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