C'è anche la firma della presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, in calce al documento siglato ieri a margine del Consiglio Europeo a Bruxelles per l'invio di una missione navale nel Golfo Persico per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz di fatto bloccato dall'Iran dall'inizio del conflitto con Usa e Israele.
Il documento è stato firmato anche da Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Giappone, mentre il Canada si è detto disponibile a far parte della 'coalizione di volenterosi'.
Il documento rappresenta un primo passo dell'Italia verso la guerra?
No, come chiarito dalla stessa presidente del Consiglio nel breve punto stampa dopo la conclusione della prima giornata di lavori in Belgio, qualsiasi iniziativa - compresa quella prevista nel documento firmato dall'Italia - potrà verificarsi solo in una fase post-conflitto, ovvero, dopo la cessazione delle ostilità nell'area.
Una condizione sottolineata anche dai partner europei, tra cui Germania e Francia, che come l'Italia non intendono farsi trascinare nel conflitto iraniano.
In patria, tuttavia, la polemica è esplosa non appena è giunta la notizia della firma di Meloni all'intesa, con il centrosinistra che ha accusato il governo di trascinare l'Italia in guerra.
Il nucleo principale del documento siglato dall'Italia a Bruxelles riguarda la necessità di un'azione multilaterale per consentire la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo mondiale fondamentale per il commercio marittimo (e energetico) selettivamente chiuso dall'Iran dopo l'inizio delle ostilità con Usa e Israele.
Nello specifico i sei leader firmatari si impegnano a contribuire con 'sforzi appropriati' per assicurare il transito attraverso lo Stretto.
Una dichiarazione lasciata volutamente generica dove non si evoca una spedizione militare. A chiarire i termini dell'impegno ci pensano le dichiarazioni successive da cui emerge con nettezza l'esclusione di qualsiasi iniziativa mentre le bombe continuano a cadere.
Un'eventuale missione congiunta nello Stretto, potrebbe avvenire solo dopo il cessate il fuoco e solo - aggiunge l'Italia - sotto l'egidia dell'Onu.
In conferenza stampa, la premier italiana, ha chiarito che senza un cessate il fuoco non ci sarà nessun passo operativo: o ci si muove dentro una cornice ONU o non cambierà nulla.
Ha dichiarato Meloni.
Poche ore prima, i ministri della Difesa e degli Esteri, Crosetto e Tajani, avevano evidenziato la natura politica e non miliare del documento chiarendo che non è prevista nessuna 'missione armata' nel Golfo.
Ha chiarito il ministro della Difesa in una nota.
Un coinvolgimento che tuttavia sarebbe interpretato come un atto ostile da parte di Teheran con il conseguente allargamento delle tensioni alla Nato, da qui la prudenza di Italia, Germania, Francia e Regno Unito.
Le rassicurazioni del governo, tuttavia, non sono servite a spegnere le polemiche. L'opposizione ha accusato il governo di voler portare l'Italia in guerra
accusano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Dello stesso avviso anche il leader M5S, Giuseppe Conte.
"Da Londra ci vien detto che l'Italia parteciperebbe" a una missione per la riapertura dello Stretto di Hormuz. "Noi diciamo assolutamente no".
Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, qualsiasi decisione su Hormuz deve passare per il Parlamento:
Nella dichiarazione congiunta dei sei leader europei viene messa nera su bianco la condanna dei recenti attacchi dell'Iran contro "navi commerciali disarmate nel Golfo" e la denuncia della "chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane".
"Gli effetti delle azioni dell’Iran saranno avvertiti dalle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili", si legge nel documento dove si fa un appello a Teheran a "cessare immediatamente le sue minacce, il posizionamento di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale".
Nel testo, i leader ribadiscono che "la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale" e sottolineano come l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico costituisca "una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale".
Da qui la disponibilità "a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto".
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