21 Mar, 2026 - 11:30

"Keeper - L'eletta": Oz Perkins dirige la sceneggiatura di Nick Lepard

"Keeper - L'eletta": Oz Perkins dirige la sceneggiatura di Nick Lepard

Se c’è un aspetto che accomuna tutti i lungometraggi diretti da Oz Perkins è che nelle sue opere l’orrore non si manifesta banalmente per incutere terrore tramite spiriti e presenze, ma è un elemento utilizzato per turbare lo spettatore, lasciandogli un profondo senso di inquietudine. Per quanto io non abbia mai trovato i suoi film perfetti o pienamente risolti, riscontrando ogni volta qualche dettaglio sacrificabile o forzato, è impossibile non riconoscere in lui una certa originalità.

La sua firma d’autore in ogni pellicola pare essere un’opprimente sensazione di soffocamento, ma più esistenziale che fisica, che permane addosso per giorni, come se una sorta di nebbia ti aleggiasse sulla testa, inseguendoti ovunque. Le sue storie sono disturbanti e i suoi protagonisti sembrano essere perseguitati da una taciuta sofferenza dell’anima, afflitti dal peso di una solitudine implacabile. È come se fossero tutti costantemente affamati di felicità, ma quella fame restasse puntualmente insoddisfatta.

Intorno a Oz Perkins gravita un alone di mistero e non soltanto perché è il figlio di Anthony Perkins, il Norman Bates di Hitchcock, ma perché possiede un viso che pare essere stato scolpito apposta per turbare chi lo osserva. Nonostante abbia un aspetto mediamente attraente, in volto ha sempre un’espressione sinistra. Spesso dei suoi lungometraggi ha scritto anche la sceneggiatura, fatta eccezione per Gretel & Hansel (2020), firmata da Rob Hayes, e per Keeper (2025), scritta da Nick Lepard. Quest’ultimo uscito il 12 marzo 2026 nelle sale cinematografiche italiane, a solo un anno di distanza da The Monkey (2025), tratto dal racconto omonimo di Stephen King, pubblicato per la prima volta sulla rivista Gallery Magazine, a novembre del 1980.

Liz (Tatiana Maslany) e Malcolm (Rossif Sutherland) sono una coppia in crisi. Stanno insieme da un anno, ma da qualche mese tra i due sembra essersi incrinato qualcosa e l’assenza di intimità fisica ed emotiva ha sollevato un muro che pare essere divenuto invalicabile. Per festeggiare il loro primo anniversario e tentare di recuperare il rapporto, si stanno recando in una baita di proprietà della famiglia di Malcolm, rintanata in mezzo boschi. Ma, una volta arrivati, Liz inizierà subito a percepire le presenze mostruose che vivono tra quelle mura. 

Al centro di questo soggetto, che può risultare un po' banale, vi è una domanda implicita: ma li odiamo davvero così tanto questi uomini? E le relazioni di coppia eterosessuali sono diventate veramente così spaventose da non essere più possibili? Se a una prima occhiata Malcolm appare come un compagno amorevole e attento, man mano che la narrazione si sviluppa, intorno a Liz si solleva un recinto metaforico che la isola, lasciandola sola ad affrontare uno stato di paranoia, che la condurrà inaspettatamente verso la consapevolezza che il suo compagno cela un segreto inconfessabile. 

Keeper – L’eletta funge da calzante metafora della paura più grande che ogni donna prova quando si lega a un uomo: e se in realtà fosse un mostro sotto mentite spoglie? Ma sono tanti, forse troppi, i difetti di questo film, a partire dal ritmo che oserei definire soporifero. Peccato, perché partendo da un soggetto così valido si poteva sviluppare una pellicola con una trama più lineare, con una sceneggiatura basata sulla solidità di una ricostruzione plausibile, seppur soprannaturale. 

Per quanto possa sembrare un argomento ormai eccessivamente sdoganato, l’analisi della struttura patriarcale, che vede le donne come strumento sacrificabile per la sopravvivenza maschile, non è per nulla superata. Anzi, è ancora necessaria, soprattutto nei legami in cui certi schermi all’apparenza sembrano non venire messi in atto, ma solo perché nascosti meglio rispetto alle relazioni che nascono in contesti culturali più svantaggiati. Ahimè, 2,5 stelle su 5.

 

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