All'ultimo Consiglio Europeo (19-20 marzo) l'attenzione è stata tutta calamitata dalla crisi militare nel Golfo Persico e principalmente dal ruolo delle potenze Ue nella risoluzione del nodo Stretto di Hormuz.
Ma accanto al dossier geopolitico, tra i leader dei 27 si è fatto strada un altro timore: quello di una nuova crisi migratoria legata all’escalation iraniana.
Bruxelles guarda con crescente preoccupazione al rischio di un “bis” del 2015, temendo che il conflitto in Iran – innescato da recenti escalation militari con Israele e tensioni interne – possa generare flussi massicci di profughi verso l'Europa, simili a quelli siriani di un decennio fa.
Per ora, sottolineano le conclusioni del vertice, “il conflitto non si è tradotto in flussi migratori immediati verso l’Unione europea”.
Ma l’avvertimento è chiaro: serve mantenere alta la guardia e rafforzare la capacità di risposta, facendo leva sugli strumenti messi a punto negli ultimi anni.
Il problema è stato sollevato soprattutto dal governo italiano, insieme a Francia e Germania. Il summit ha affrontato l'instabilità mediorientale dopo gli attacchi israeliani all'Iran e la risposta di Teheran.
Al momento, come sottolineato anche nelle conclusioni diffuse dopo il vertice Ue, non ci sono ancora flussi migratori significativi – i confini iraniani con Turchia e Iraq assorbono i primi sfollati interni (circa 500.000 secondo stime UNHCR al 22 marzo) – ma i leader temono un effetto domino: l'instabilità in Iraq, Afghanistan e Pakistan potrebbe spingere milioni verso i Balcani e il Mediterraneo.
Il timore principale è quello di rivivere quanto accaduto nel 2015, quando la guerra civile siriana provocò circa 1,3 milioni di arrivi irregolari nell’UE (dati Eurostat), mettendo sotto forte pressione soprattutto Grecia e Italia.
Proprio alla luce di quell’esperienza, il Consiglio europeo ribadisce la necessità di restare pronti.
L’UE è pronta a mobilitare l’intero arsenale di strumenti sviluppati nell’ultimo decennio: dal monitoraggio satellitare dei flussi migratori attraverso Eurosur, fino al rafforzamento operativo di Frontex, in particolare lungo il confine tra Turchia e Grecia.
Allo studio anche iniziative diplomatiche con i Paesi del Golfo Persico per contenere eventuali movimenti migratori alla fonte.
"Sulla base degli insegnamenti tratti dalla crisi migratoria del 2015 e al fine di evitare una situazione simile l'Ue è pronta a mobilitare pienamente i propri strumenti diplomatici, giuridici, operativi e finanziari per prevenire movimenti migratori incontrollati verso l'Ue e preservare la sicurezza in Europa. La sicurezza e il controllo delle frontiere esterne dell'Unione Europea continueranno a essere rafforzati. Il Consiglio Europeo sottolinea l'importanza di collaborare con i partner della regione per garantire loro l'assistenza e il sostegno necessari".
Scrivono i leader nella relazione finale.
L’Italia ha avuto un ruolo attivo nel portare il tema migratorio al centro del dibattito europeo, ottenendo un impegno condiviso sulla prevenzione dei flussi e sul rafforzamento dei controlli.
Per Roma il rischio è particolarmente elevato, trovandosi al centro della rotta del Mediterraneo centrale. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha spinto con decisione per un maggiore coinvolgimento dell’UE, ottenendo l’inserimento di un riferimento esplicito al tema nelle conclusioni del vertice.
Nonostante nei primi mesi del 2026 si sia registrato un calo degli arrivi irregolari, l’instabilità iraniana potrebbe invertire la tendenza e mettere nuovamente sotto pressione il sistema di accoglienza italiano.
L’iniziativa, sostenuta anche da Danimarca e Paesi Bassi, punta in particolare a rafforzare il controllo delle frontiere esterne e a prevenire una nuova emergenza migratoria su scala europea.
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