Che voto dareste in pagella all’uomo moderno in fatto di capacità relazionali col prossimo? E non mi riferisco soltanto alle relazioni sentimentali, ma a qualunque altra forma di legame affettivo. Perché, a giudicare dall’epidemia di solitudine, che pare aver colpito la maggior parte della popolazione occidentale, direi che la bocciatura è assicurata. A confermarcelo sono le statistiche, gli studi sociologici, i sondaggi, ma anche l’aumento di dating apps, ormai a decine e decine in tutto il mondo, pure quelle per cercare dei nuovi amici.
E in questo caos di mezzi innovativi per trovare una connessione umana, un briciolo di calore, la disperazione del singolo è così palpabile che, per chiunque possegga una buona dose di empatia, è addirittura struggente. Ma il sistema capitalistico ci vuole soli, sempre più simili a delle macchine a servizio della produttività e del fatturato. Frasi come “proteggere la mia pace” sono diventate dei veri tormentoni, ripetuti fino alla nausea all’interno di video motivazionali pubblicati sui social network, quando in realtà servono a fornire una scusante plausibile, una giustificazione a se stessi per non impegnarsi davvero a intrecciare dei legami significativi e a prendersi la responsabilità dei propri errori, facendo ammenda, là dove necessario.
Siamo una società formata da individui emotivamente pigri, ma con l’istintiva esigenza di ricevere amore. Il progresso tecnologico sta tentando di schiacciare l’uomo per sostituirlo ed è qui che si crea il gap che rappresenta il male del nostro secolo: le persone non sono fatte per essere totalmente autosufficienti. Siamo mammiferi e in quanto tali necessitiamo contatto fisico e spirituale coi nostri simili. L’isolamento porta al deterioramento psichico dell’essere umano, è un dato certo.
Immaginatevi di finire su un’isola deserta, o di piombare in un altro universo, o che arrivi l’apocalisse e che siate gli unici a sopravvivere; riuscireste a resistere senza mai più rivolgere la parola a nessuno, se non a voi stessi? Quante volte questa ipotesi è stata proiettata sul grande schermo? Basti pensare a Io sono leggenda (2007), 2002: la seconda odissea (1972), Cast Away (2001), Finch (2021), Alpha - Un'amicizia forte come la vita (2018). E i protagonisti di ognuna di queste pellicole hanno tutti un punto in comune: ciascuno di loro riesce ad andare avanti grazie al legame con un animale, un oggetto, un robot o un alieno. Finanche il Theodore Twombly di Joaquin Phoenix in Her (2013), sebbene viva in un’epoca contemporanea, finisce col fidanzarsi con la voce di un’assistente digitale (tipo Siri, per intenderci), pur di scampare all’angoscia di un’esistenza solitaria. Certo, bisogna ammettere però che trattandosi della voce di Scarlett Johansson in pochi non sarebbero caduti in tentazione…
Nel 2021 lo scrittore di fantascienza Andy Weir ha pubblicato il suo terzo romanzo intitolato Project Hail Mary, che gli ha fatto vincere diversi premi, tra cui un Dragon Awards e un Goodreads Choice Awards.
Ryland Grace, ex biologo molecolare e ora professore in una scuola media di San Francisco, si risveglia d’improvviso a bordo di un’astronave senza alcuna memoria di sé e del suo passato. Col procedere delle ore, grazie a dei frequenti flashback, riesce a ricordare come e perché sia finito nello spazio. È stato mandato in missione dalla NASA per cercare di salvare la Terra, prossima alla distruzione a causa di un microrganismo alieno che si sta nutrendo dell’energia solare. Ben presto entrerà in contatto con un extraterrestre, venuto dal pianeta Erid, che Ryland soprannominerà Rocky. Provando entrambi a salvare i loro mondi, stringeranno un’amicizia che gli cambierà la vita per sempre.
Prima ancora della pubblicazione del libro, appena Weir ha terminato di scriverlo, la Metro-Goldwyn-Mayer ne ha acquistato i diritti cinematografici. Ma è stato l’attore Ryan Gosling, produttore e protagonista del film omonimo, uscito nelle sale italiane il 19 marzo 2026, che, dopo aver letto il manoscritto in fase iniziale, ha voluto rapidamente portarlo in produzione. La sceneggiatura è stata affidata a Drew Goddard, lo stesso di The Martian (2015), l’adattamento cinematografico del primo romanzo di Andy Weir. Per la regia sono stati scelti i cineasti Phil Lord e Christopher Miller che da anni collaborano insieme, dirigendo principalmente lungometraggi d’animazione.
L’ultima missione: Project Hail Mary traduce l’opera di Andy Weir in uno sci-fi di alta precisione tecnica, più interessato alla risoluzione dei problemi che al mistero. Lo stile registico di Phil Lord e Christopher Miller privilegia chiarezza e ritmo, mentre la fotografia di Greig Fraser sfrutta l’IMAX per distinguere spazio e memoria con immagini pulite e funzionali.
Per quanto io non lo annoveri tra i grandi capolavori del cinema di spessore, questo è uno di quei film che ti fa affezionare ai suoi personaggi in modo, oserei dire, viscerale. Devo ammettere che da un paio d’anni sto iniziando anch’io ad appassionarmi alle opere di fantascienza, capendo che a volte allontanarsi dal crudo realismo ti concede la possibilità di sognare come se fossi ancora bambino. Ed è proprio questo il caso. L’ultima missione: Project Hail Mary è una storia di amicizia, di affetto, ma parla anzitutto della solitudine umana nell’era in cui viviamo e del suo cinismo, quasi robotico, che vede l’esistenza di ciascuno di noi facilmente sacrificabile all’occorrenza. Ryland e Rocky, pur esprimendosi in due lingue diverse, d’istinto stringono un sodalizio dell’anima che tocca il cuore dello spettatore. 3,8 stelle su 5.
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