Pierluigi Diaco, conduttore della trasmissione di Rai 2 "BellaMà", è finito, suo malgrado, al centro di una bufera social dopo aver dichiarato pubblicamente il suo Sì al referendum confermativo sulla riforma della giustizia.
La sua presa di posizione ha scatenato insulti e minacce online, con accuse di essere un "servo" o "lacchè" del governo.
Gli insulti non si sono fermati nemmeno quando si sono aperte le urne.
Diaco, che nei giorni scorsi già era finito nel mirino di chi si batte contro la riforma Nordio per aver ospitato Tommaso Cerno, ha commentato le critiche alla sua dichiarazione di voto così:
Ma ha anche detto di pagare volentieri il prezzo di insulti come "servo" o "amico di".
Fatto sta che sui social, questi ultimi sono davvero degenerati in offese volgari come "coglione", "leccaculo", "pavido", "gay fascista", accompagnate da minacce velate, soprattutto da utenti del fronte del No.
Al che, il conduttore ha replicato con fermezza:
Anche il Cda della Rai ha espresso solidarietà, condannando la "violenza linguistica condita da becera omofobia".
Politici di centrodestra hanno mostrato solidarietà a Diaco.
Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, ha scritto su X:
Maurizio Gasparri, presidente dei senatori azzurri, ha denunciato "la vergognosa campagna di odio della sinistra con toni omofobi"
Fratelli d'Italia ha ribadito che "votare sì è un atto di coraggio" contro il circolo mediatico del No, mentre Fiorello ha ironizzato in suo favore.
Rita Dalla Chiesa, tramite i suoi profili social, l'ha messa così:
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