Matteo Renzi ha detto che ha perso il tocco magico, che lui ne sa qualcosa, e che da oggi in poi sarà "un'anatra zoppa" in quanto i suoi inizieranno prima a dubitare e poi a lasciarla sola.
Ma Giorgia Meloni, dopo aver preso atto della sconfitta al referendum per la riforma della Giustizia, ha subito allontanato l'ipotesi di elezioni anticipate.
Continuerà a fare il suo lavoro a Palazzo Chigi fino alla scadenza naturale della legislatura.
Anche se il leader di Italia Viva ha pronosticato per lei un anno da "via crucis".
Beh, dicendola con il vecchio Giulio Andreotti, meglio tirare a campare che tirare le cuoia.
Per Giorgia Meloni non è ancora arrivato il redde rationem. La partita delle politiche si giocherà regolarmente tra un anno.
Certo, inutile negarlo: la sconfitta al referendum sulla riforma della Giustizia è pesantissima. Perché rischia di far rimanere a zero la casella delle riforme promesse dal suo governo: se non è andata in porto quella della magistratura che era arrivata a un centimetro dal traguardo, figurarsi se si può sperare in quella dell'Autonomia differenziata (già mezza azzoppata dalla Consulta) o in quella del premierato.
Ma tant'è: oggi, per la premier, è la giornata della sconfitta. Per il 2027 ci sarà tempo per riorganizzarsi.
Diciamo la verità, dopo i fallimenti del 2006, del 2016 e del 2026, chi avrà di nuovo il coraggio di mettere sul tavolo una riforma della nostra Carta passando da un referendum?
Difficile che qualcuno ci riprovi già nel corso della prossima legislatura. Se non con un accordo bipartisan da trovare in parlamento.
Sta di fatto che, nel frattempo, la premier l'ha messa così:
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