Matteo Renzi, il giorno dopo l'esito del referendum sulla riforma della Giustizia, torna a chiedere le dimissioni di Giorgia Meloni e del suo governo.
Il leader di Italia Viva non ha reso noto come ha votato nel segreto dell'urna, ai suoi ha lasciato libertà di voto; in parlamento, nei mesi scorsi, si era astenuto quando si era trattato di dare un giudizio sulla legge Nordio, ma ora è il rappresentante dell'opposizione più duro nei confronti del governo.
Lui ne sa qualcosa: nel 2016, scommise tutta la sua carriera politica sull'esito del suo referendum costituzionale. Disse che avrebbe abbandonato la politica se non fosse passato. La sua riforma fu bocciata dall'elettorato con un dato più evidente di quello emerso ieri (col 59% dei no). Ma oggi è il primo a bacchettare Giorgia Meloni e il suo governo perché rimane a Palazzo Chigi.
Sui suoi canali social, il leader di Italia Viva l'ha messa così:
Come dire: per lui poco importa che Giorgia Meloni abbia sempre specificato che non si sarebbe dimessa in caso di affermazione del No, che la legislatura sarebbe durata fino al suo termine naturale, previsto nel 2027. Davanti a risultati come quello di ieri, bisogna trarne le conclusioni.
Del resto, le dimissioni della Meloni, lo scioglimento delle Camere da parte di Mattarella e le elezioni anticipate costituiscono un'opzione per vari osservatori. Ma ieri, nel messaggio che ha registrato subito dopo l'esito referendario, Meloni è tornata ad escluderle.
E comunque: Renzi è destinato in un modo o nell'altro a essere un protagonista del dibattito politico.
La sua si conferma come una personalità molto divisiva a vedere anche l'ultimo post dell'attore Fabio Ferrari, il Chicco della serie degli anni Ottanta "I ragazzi della Terza C", seguitissimo sui social soprattutto quando parla di politica (spesso a favore del centrodestra).
Ferrari ha rivelato che in passato ha votato Renzi e che, dieci anni fa, votò anche a favore della sua riforma costituzionale.
L'attore, inoltre, ha ricordato come Renzi abbia avuto modo di spiegare che l'Italia sia un Paese irriformabile per via proprio della magistratura in un libro ("Il mostro").
Ora, però, l'ha attaccato violentemente accusandolo di cinismo:
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