Come titolava questa mattina La Verità, è iniziata, giusto con qualche giorno d'anticipo rispetto al calendario liturgico, la "settimana santa". Per chi si occupa di politica, la settimana, vale a dire, di Daniela Santanché.
E già, perché ora si attendono altri due risvolti per le sue dimissioni (forzate) dal governo.
Il primo: come reagirà lei stessa tra qualche giorno, quando la nota "dell'obbedisco" con cui ha accettato il benservito di Giorgia Meloni avrà fatto il suo tempo.
Il secondo: chi la sostituirà al ministero del Turismo.
In campo ci sono diversi nomi. Anche se non è escluso che Giorgia Meloni tenga per sé la delega, due sono particolarmente forti.
Stando alle indiscrezioni che si leggono sui giornali, probabilmente, Giorgia Meloni farà passare qualche giorno prima di decidere cosa fare della casella di governo lasciata vuota da Daniela Santanché.
L'obiettivo della premier sarebbe quello di raffreddare gli animi e prendere decisioni quanto più ponderate possibile.
In ogni caso, dopo la sconfitta al referendum, il presidente del Consiglio vorrà avviare la nuova fase del suo governo, probabilmente, chiamando al posto della Santanché un nome forte.
E allora: se questa sarà davvero la strada che vorrà intraprendere, sono due le nomination che sembrano avere maggiori chance per succedere alla "Pitonessa".
La prima porta al nome dell'ex Governatore del Veneto Luca Zaia.
La sua nomina a ministro assumerebbe il significato di premiare la parte del Paese che è rimasta fedele a Giorgia Meloni anche nell'ultima consultazione popolare. Ma non solo: da tempo, da quando non è più alla guida della sua regione, Luca Zaia viene dato in pole position per entrare a far parte della compagine di governo.
Di sicuro, porterebbe in dote la grande popolarità di cui gode soprattutto nel Nord-est. Ma c'è anche da dire che attorno al suo nome c'è un dato che lo penalizza.
Zaia, infatti, è un esponente della Lega. Mentre Daniela Santanché ha la tessera di Fratelli d'Italia. Per questo, la sua nomina cambierebbe gli equilibri all'interno della coalizione e, di conseguenza, costringerebbe Giorgia Meloni a un rimpasto più ampio. Cosa che, chi sa le cose di Palazzo Chigi sostiene che, a un anno dalle elezioni politiche, la premier non abbia affatto voglia di fare.
Avanza, quindi, oltre a quella di Zaia, un'altra opzione forte per sostituire Daniela Santanché alla guida del ministero del Turismo.
Anche in questo caso, si tratterebbe di un pezzo da novanta: Meloni starebbe prendendo in considerazione l'entrata in campo di Giovanni Malagò.
L'ex presidente del Coni, del resto, è forte del successo delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e, secondo molti, ha quel tocco magico a livello mediatico di cui il centrodestra, nel rush finale che lo porterà alle elezioni politiche nel 2027, ha bisogno più che mai.
Di più: Malagò rappresenterebbe, dal punto di vista politico, anche un nome per allargare i consensi attorno al governo in quanto è avvertito come un'espressione della società civile.
Ma tant'è: in queste ore, oltre ai nomi forti di Zaia e Malagò, circolano anche tante altre opzioni per sostituire Daniela Santanché alla guida del ministero del Turismo: si va da Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d'Italia responsabile turismo del partito e già consulente della stessa Santanché, a Salvo Sallemi, senatore siciliano; da Costanzo Jannotti Pecci, imprenditore napoletano già a capo di Federterme, a Elena Nembrini e Sandro Pappalardo, entrambi con profili più tecnici.
A Giorgia Meloni la scelta.
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