26 Mar, 2026 - 12:45

Dopo-referendum, continuano a cadere le teste: perché ora è toccato a Gasparri (e chi lo sostituisce)

Dopo-referendum, continuano a cadere le teste: perché ora è toccato a Gasparri (e chi lo sostituisce)

Doveva essere un referendum. E invece, per il centrodestra, si sta rivelando un terremoto.

Dopo Delmastro, Bartolozzi e Santanché, oggi è toccato a Maurizio Gasparri dire addio.

L'ex colonnello di Gianfranco Fini ha dovuto lasciare il posto di comando del gruppo di Forza Italia al Senato.

Da oggi, non è più lui il presidente, il capogruppo: a sostituirlo sarà Stefania Craxi, la figlia di Bettino. Una pasdaran del fronte della politica nel braccio di ferro con i magistrati.

Dopo-referendum, perché oggi è toccato a Maurizio Gasparri lasciare 

Il referendum sulla Giustizia si sta rivelando un vero e proprio terremoto per il centrodestra.

Dopo Fratelli d'Italia, ad essere scossa, oggi, è stata Forza Italia.

Maurizio Gasparri, uno dei suoi maggiori esponenti, è stato costretto a lasciare la poltrona di capogruppo del partito in Senato.

Del resto, il No alla riforma Nordio non poteva non intaccare il partito che da sempre e più di tutti voleva la separazione delle carriere dei magistrati.

Fatto sta che, come nel caso di Daniela Santanché, anche in quello di Gasparri si è registrata una certa resistenza a mollare la poltrona.

Il pressing affinché lo facesse, infatti, è partito ieri, quando ci sarebbe stata una lettera di 15 senatori su 25 di Forza Italia che in pratica sfiduciava Gasparri.

A firmarla, sarebbero stati la ministra Casellati, Barachini, Rosso, Lotito (che ne sarebbe stato l'ispiratore) e Craxi, Stefania Craxi: la donna scelta per sostituire Gasparri.

Che qualcosa bollesse in pentola, del resto, si capiva anche dal fatto che ieri il segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha riunito i segretari regionali per preparare il congresso.

Ma, evidentemente, un segnale doveva essere dato ben prima di scegliere la nuova guida nazionale del partito.

La nuova fase di Forza Italia

La sconfitta al referendum è una ferita che rischia di essere mortale per Forza Italia. La riforma della Giustizia è stata sempre nel suo dna, fin dai tempi di Silvio Berlusconi, naturalmente.

Ma tant'è: molti, al netto di exploit molto positivi come quelli televisivi di Giorgio Mulè, hanno notato una campagna referendaria un po' sottotono rispetto a quanto ci si aspettasse. Doveva essere una battaglia campale, da combattere pancia a terra soprattutto da Forza Italia, invece le iniziative azzurre per il Sì non sono state tantissime e i risultati sono stati disastrosi.

Basta notare che il No si è affermato alla grande anche in due regioni governate da Forza Italia e tradizionalmente bacini di voti per il partito: Sicilia e Calabria.

Che qualcosa andava subito cambiato, quindi, era nelle cose. Anche perché la stessa famiglia Berlusconi in tempi non sospetti si è augurata una nuova fase per Forza Italia, con una classe dirigente più giovane.

Così, sacrificato Gasparri, ora, in vista del suo primo congresso nazionale, non è nemmeno da escludere che nasca una candidatura alternativa a quella di Tajani per guidare il partito nel prossimo futuro.

Questo anche se, in realtà, molti si stanno convincendo dell'idea che Forza Italia o viene guidata da un Berlusconi o non è. Come dire: Marina è avvisata.   

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