26 Mar, 2026 - 19:35

Chi è Antonio Mura, il magistrato chiamato a sostituire Giusi Bartolozzi al Ministero della Giustizia

Chi è Antonio Mura, il magistrato chiamato a sostituire Giusi Bartolozzi al Ministero della Giustizia

Antonio Mura è il magistrato in pensione scelto dal ministro Carlo Nordio come nuovo capo di gabinetto del ministero della Giustizia, al posto di Giusi Bartolozzi dimessasi dopo il referendum sulla giustizia.

La sua nomina, attesa a giorni, punta a rasserenare i rapporti con la magistratura e a dare un profilo più tecnico alla cabina di regia di via Arenula.

Antonio Mura, cosa sappiamo del sostituto di Giusi Bartolozzi

Mura, 72 anni, è nato a Sassari ed è in pensione dalla magistratura dopo una lunga carriera tra funzioni requirenti e giudicanti.

Entrato in magistratura nel 1981, è stato sostituto procuratore della Repubblica a Livorno, poi giudice alla Corte d’Assise di Firenze e componente dell’ufficio studi del Csm, dove ha maturato competenze su organizzazione della giustizia e ordinamento giudiziario.

Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi di vertice: è stato capo dipartimento al ministero della Giustizia, sostituto procuratore generale in Cassazione, quindi procuratore generale presso le Corti d’appello di Venezia e di Roma.

Prima della promozione a capo di gabinetto, guidava l’Ufficio legislativo di via Arenula, ruolo che lo ha reso uno dei principali artefici tecnici delle riforme volute da Nordio e un punto di contatto con il mondo delle toghe.

La scelta di Mura arriva dopo le dimissioni di Giusi Bartolozzi, travolta dalle tensioni interne al ministero e dalle polemiche seguite alla sconfitta del governo Meloni al referendum sulla separazione delle carriere e sul nuovo Csm.

Proprio il suo profilo istituzionale, distante dal confronto politico più aspro, è letto come un segnale di discontinuità rispetto alla precedente gestione e come tentativo di riaprire il dialogo con la magistratura associata.

Che ruolo ha il capo di gabinetto di un ministro

Il capo di gabinetto è il principale collaboratore politico‑amministrativo del ministro: coordina gli uffici, filtra i dossier più sensibili, gestisce l’agenda e sovrintende alla traduzione delle linee politiche in atti concreti.

Nel caso del ministero della Giustizia, il capo di gabinetto diventa il perno tra il Guardasigilli, l’amministrazione centrale, la magistratura e il governo, incidendo su nomine, decreti attuativi e gestione delle emergenze giudiziarie.

Si tratta di una figura fiduciaria, nominata direttamente dal ministro, che opera però all’interno di un’amministrazione regolata da norme e prassi consolidate.

Per questo la scelta di un profilo tecnico e di lunga esperienza come Mura è considerata cruciale in una fase in cui il dicastero è chiamato a gestire il dopo‑referendum, a ricostruire i rapporti con le toghe e a portare avanti il lavoro fino alle elezioni politiche del prossimo anno senza alimentare nuovi conflitti istituzionali.

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