27 Mar, 2026 - 11:30

"Ti uccideranno": Kirill Sokolov dirige uno splatter copiando un po' troppo Tarantino

"Ti uccideranno": Kirill Sokolov dirige uno splatter copiando un po' troppo Tarantino

C’è un’ambientazione nel cinema che da sempre ha contribuito a creare un’atmosfera densa di fascino e mistero, una cornice perfetta che spesso aiuta a raccontare la disperazione di chi è in fuga dal proprio malessere: sto parlando degli alberghi. Basti pensare a Scarlett Johansson e Bill Murray in Lost in Translation (2003), che tessono rapidamente le fila di un ambiguo rapporto di amicizia, intrecciando il tormento dell’una con la disillusione dell’altro.

Come avviene nel video musicale del brano Late Night della band britannica Foals, gli alberghi fungono da piccoli contenitori, dentro i quali l’umanità si manifesta in molteplici forme. E se la gioia può esplodere in un festeggiamento di nozze o in un’unione carnale dalla quale nasce la vita, dobbiamo ammettere che gli hotel di sovente rappresentano uno scrigno che custodisce la dannazione delle anime in pena e i mali peggiori del mondo, come all’interno del vaso di Pandora.

Suicidi, omicidi, stupri, overdose da farmaci e da stupefacenti, ma anche la necessità di nascondersi in una stanza sconosciuta per sfuggire alla vergogna o lasciarsi andare alla sofferenza più cruda. 27 gennaio 1967, Luigi Tenco fa rientro nella camera 219 dell’Hotel Savoy, durante il Festival di Sanremo. Poche ore più tardi il suo corpo verrà ritrovato esanime a causa di un colpo di pistola. 4 ottobre 1970, Janis Joplin viene a mancare a 27 anni, nel Landmark Motor Hotel di Los Angeles, per una dose letale di eroina. 13 maggio 1988, Chet Baker precipita da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam e muore. E ancora Donny Hathaway, John Belushi, Anna Nicole Smith, Whitney Houston, Nancy Spungen, compagna del cantante e bassista punk Sid Vicious: tutti deceduti mentre soggiornavano in un albergo. La storia è piena di casi tragici che si sono consumati fra le mura di una struttura alberghiera e questo ha contribuito inevitabilmente a creare un’aura suggestiva intorno ad esse.

Luogo drammatico e dell’orrore per eccellenza, i registi di ogni epoca si sono contesi questo scenario per confezionare pellicole in cui l’albergo diventasse parte integrante della trama, al punto da divenire quasi un’entità. Psycho (1960), Shining (1980), The Million Dollar Hotel (2000), 1408 (2007), The Number 23 (2007), The Lobster (2015). Nominando anche uno solo di questi titoli, non si riesce a separare l’hotel dai protagonisti. E il regista Kirill Sokolov, nato a Leningrado (oggi San Pietroburgo), il 9 giugno del 1989, pare avesse lo stesso intento per il suo nuovo lungometraggio horror Ti Uccideranno.

Asia Reaves (Zazie Beetz) è una giovane donna che sta sfuggendo dal suo passato. È orfana di madre e ha una sorella minore di nome Maria (Myha'la Herrold), della quale però ha perso le tracce quando è scappata dal padre violento. Presentandosi a un colloquio per lavorare come cameriera presso il The Virgil, un antico hotel di New York, nonostante l’iniziale accoglienza gioviale di alcuni residenti e della governante Lilith (Patricia Arquette), Asia capirà da subito che in quella struttura viene celato un inquietante segreto demoniaco. 

Kirill Sokolov negli ultimi anni si è fatto conoscere a livello internazionale per le sue pellicole eccentriche, in particolare Muori papà… muori! (2018), della quali ha scritto anche la sceneggiatura. In questo caso, al centro della narrazione c’è Asia, un’eroina che strizza l’occhio al cinema di Tarantino. Difatti, Ti uccideranno non è un horror splatter classico, ma si fonde con la commedia nera e il grottesco, dove la violenza caricaturale è il focus. Anche qui, come per i personaggi femminili delle opere tarantiniane, non mancano i piedi scalzi. Omaggio intenzionale? Il nome “The Virgil”, vista la trama, fa pensare subito al Virgilio di Dante.

Quel che però non funziona di questo film è l’eccesso di stravaganza, che lo rende inconsistente. Il soggetto, a livello teorico, aveva un solido potenziale di grande fascino, ma è nella pratica che il regista, a parer mio, si è perso. Non è tanto il tema soprannaturale in sé, che può benissimo trovare una coerenza plausibile, ma l’assurdità dello sviluppo narrativo. Peccato. 2,8 stelle su 5. 

 

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