Dopo la vittoria del No al referendum sulla riforma della Giustizia, il centrosinistra italiano è tornato al centro del dibattito pubblico non solo per il futuro della magistratura, ma anche per la sua capacità di costituire una reale alternativa di governo al centrodestra.
Su questo fronte, se Elly Schlein ha ripetuto la sua linea "testardamente unitaria", a innescare la prima, vera polemica interna alle forze progressiste ci ha pensato un’affermazione chiara e secca di Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, sull'Ucraina.
In un’intervista a Radio 24, Patuanelli ha ribadito la posizione già ampiamente nota del Movimento Cinque Stelle sulla guerra scatenata da Putin:
Per i Cinquestelle, continuare a inviare armi non è più una soluzione: non garantisce la sicurezza europea, va solo ad alimentare una guerra che impedisce di avviare un tavolo di pace con la Russia.
Questa linea, coerente con anni di politica estera del Movimento, è stata però letta come una provocazione verso il Partito Democratico.
Il perché è presto detto: i dem continuano a sostenere gli aiuti militari a Kiev, come dimostra il fatto che hanno già votato la proroga degli aiuti fino al 31 dicembre 2026.
Di conseguenza, all’interno del centrosinistra, sono stati tanti i commenti critici alle parole di Patuanelli: il Pd (almeno la parte riformista del partito) ha sottolineato che la sua linea è incompatibile con un’eventuale coalizione all'insegna del Campo largo.
Filippo Sensi, ad esempio, l'ha messa così:
Elisabetta Gualmini di Azione gli ha fatto eco:
L’affermazione di #Patuanelli (M5S) sullo stop agli aiuti all’Ucraina quando saranno al governo (sic!) la
— Elisabetta Gualmini (@gualminielisa) March 26, 2026
dice lunga e la dice tutta. Come può il #Pd accettare una prospettiva del genere? Abbandonare la difesa delle democrazie e magari riprendere i rapporti con Russia Unita, il…
E quindi: il centrosinistra si trova a dover chiarire rapidamente identità e compatibilità interna, anche se qualcuno al suo interno vorrebbe capitalizzare la vittoria al referendum sulla Giustizia andando subito al voto.
Ma tant'è: le dichiarazioni di Patuanelli hanno riaperto la faglia tra chi – come i Cinquestelle – privilegia una svolta verso il disarmo e la diplomazia e chi – come il Pd – intende mantenere l'impegno di sostegno militare in Ucraina, in linea con la Nato e con gli alleati europei.
Il rischio è che, nonostante la vittoria al referendum, il centrosinistra si ritrovi sempre con gli stessi problemi: in primis quello di avere linee diversissime sulla politica estera.
Fatto sta che a diversi analisti non sfugge il fatto che le uscite dei rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, come l'ultima di Patuanelli, siano lo specchio di come i pentastellati si sentano la parte più forte della coalizione.
Molti sondaggi, del resto, vedono Giuseppe Conte in vantaggio su Elly Schlein nella corsa delle primarie per scegliere il candidato premier della coalizione. Per questo, i suoi uomini - vedi Patuanelli - già si sentono autorizzati a dettare la linea.
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