Ieri, giovedì 26 marzo, il Parlamento Europeo ha approvato una nuova direttiva anticorruzione potrebbe 'obbligare' il governo a reintrodurre la fattispecie di reato nell'ordinamento italiano. Da circa due anni in Italia il reato di abuso d'ufficio non esiste più, o almeno non come reato autonomo per effetto dell'approvazione della riforma della Giustizia Nordio.
La direttiva UE introduce il concetto di "esercizio illecito di funzioni pubbliche" che prevede di punire omissioni o atti sbagliati da parte di funzionari, ma solo nei casi più gravi e limitati a certe categorie di funzionari.
Non è identico al vecchio abuso d'ufficio, ma una versione più morbida e ha l'obiettivo di uniformare le regole anti-corruzione in Europa.
Ogni Paese, quindi anche l’Italia, dovrà recepire le indicazioni previste nella direttiva e rendere nuovamete penali almeno le forme più gravi di abusi da parte dei funzionari pubblici.
L'abuso d'ufficio è stato un reato contemplato nel nostro Codice Penale fino al 2024 e puniva i funzionari pubblici che agivano consapevolmente contro la legge per favorire o danneggiare qualcuno, ad esempio, un sindaco che assegnava un appalto ignorando le regole per favorire un amico, o un funzionario che bloccava una pratica per danneggiare qualcuno.
Il reato è stato abolito per evitare la cosiddetta "paura della firma" tra gli amministratori pubblici. Molti di loro, infatti, temevano di firmare atti per il rischio di essere indagati, dando origine alla cosiddetta “amministrazione difensiva”: invece di decidere, rimandavano, non firmavano o bloccavano progetti, con conseguenze concrete come opere pubbliche ferme, burocrazia più lenta e meno decisioni.
Eventuali comportamenti scorretti, tuttavia, continuano ad essere puniti con altri reati più gravi e specifici, come corruzione, peculato e turbativa d'asta.
La nuova direttiva anticorruzione europea approvata ieri introduce regole più stringenti contro gli abusi dei funzionari pubblici, imponendo agli Stati membri di punire penalmente le condotte in cui un pubblico ufficiale viola la legge intenzionalmente per ottenere vantaggi ingiusti o causare danni significativi.
Questo significa che, anche se l’Italia aveva abolito l’abuso d’ufficio nel 2024, ora deve adeguarsi alla direttiva entro due anni. Tuttavia, la direttiva non obbliga a reintrodurre esattamente il vecchio reato, ma richiede di creare una norma che copra almeno i casi più gravi di abuso di potere.
L’Italia può quindi scegliere se reintrodurre il reato in forma simile a prima o adottare una nuova legge più mirata, che punisca solo comportamenti gravi e chiaramente definiti. In pratica, alcuni abusi torneranno a essere punibili penalmente, ma non necessariamente tutte le situazioni che prima ricadevano sotto il vecchio abuso d’ufficio.
Secondo l'opposizione, la direttiva UE avrebbe “bocciato” la scelta italiana, imponendo al Paese di reintrodurre un reato simile per allinearsi agli standard europei. Queste critiche si sono concentrate soprattutto sul ministro della Giustizia.
In realtà non è corretto dire che l’Europa abbia “bocciato” l’Italia o il ministro Nordio. La direttiva, infatti, non giudica l’abolizione del reato: semplicemente stabilisce obblighi minimi di punizione per abusi gravi, lasciando all’Italia libertà su come recepirli.
Ciò non toglie che per il governo rappresenta un altro passo indietro sulla giustizia, che arriva a pochi giorni dall'esito del Referendum costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura.
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