Ci voleva un'intervista al Fatto Quotidiano per far dire una parola a Vittorio Feltri contro Giorgia Meloni.
A riuscire nell'impresa è stato, dopo una sorta di duello rusticano, Tommaso Rodano.
Al cronista di Marco Travaglio, Feltri si è dimostrato alquanto spasientito dalla sconfitta referendaria. Non a caso ha concluso l'intervista, non prima di aver preso le difese di Daniela Santanché, con queste parole:
Intervistato dal Fatto Quotidiano, Vittorio Feltri, per la prima volta si è schierato contro Giorgia Meloni e ha preso le difese di Daniela Santanché, la ministra appena costretta alle dimissioni.
E insomma: il direttore sarà anche avvilito dall'esito della consultazione popolare di domenica e lunedì scorsi, ma non cambia spartito quando parla: sempre senza peli sulla lingua.
Per lui, chiedere le dimissioni a Daniela Santanché "è stata un'assurdità, una manovra politica insensata".
La Pitonessa, poi, ha detto che è abituata a pagare anche per gli altri? Su questo Feltri ha voluto puntualizzare:
Ma il repulisti post-voto di Giorgia Meloni proprio non gli va giù. Feltri lo reputa un cedimento al populismo.
Ma non finisce qui. L'intervista-duello del Fatto Quotidiano al direttore Feltri è continuata con un'altra punzecchiatura:
"La premier sembra aver perso l'aura, come fu già per Renzi dopo il referendum. Possibile che i cicli del consenso siano così brevi e volatili?", gli ha chiesto Tommaso Rodano. E lui:
Finale col botto. Detto che Meloni farebbe bene a ricominciare "votandosi a Sant'Antonio", Feltri ha tenuto a precisare che nella situazione post referendum non vede nulla di politico:
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