Giuseppe Tango è il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
È stato eletto ieri, 28 marzo, dal Comitato direttivo centrale dell'Anm che ha accolto le dimissioni di Cesare Parodi.
A 43 anni, Tango è il primo “millennial” a guidare l’associazione dei magistrati italiani, in un momento di forte tensione sulle riforme della Giustizia e di profonde criticità interne alla magistratura.
Nato a Palermo, Giuseppe Tango è un magistrato che lavora come giudice del lavoro al Tribunale di Palermo, profilo da cui traspaiono competenze specifiche nel diritto del lavoro e nella gestione delle controversie tra cittadini e aziende.
Negli ultimi anni, ha concentrato la propria attività anche nella promozione dell’associazionismo giudiziario, maturando una significativa esperienza all’interno dell’Anm.
Tra i ruoli ricoperti, ci sono il coordinamento dell’Ufficio sindacale dell’Anm nazionale, la presidenza della Ges di Palermo e l’appartenenza a commissioni di studio sull’organizzazione dei carichi di lavoro e sul diritto del lavoro.
Politicamente, Tango è esponente di Magistratura Indipendente, corrente tradizionalmente collocata sull’area più di destra della magistratura, nota per un’impostazione statutaria e istituzionale molto attenta alla tutela della funzione giudiziaria.
Di lui si sottolinea una formazione piuttosto tradizionale, con una forte attenzione alla regolamentazione dei carichi di lavoro e alla tutela dei diritti dei cittadini, oltre che all’organizzazione interna della magistratura.
Sebbene le notizie sulla sua sfera privata restino molto riservate, emerge un profilo di funzionario pubblico profondamente inserito nel tessuto associativo e sindacale dei magistrati, maturato in un contesto palermitano attraversato da questioni complesse di giustizia e diritti del lavoro.
Dopo l’elezione – avvenuta per acclamazione e poi confermata con 31 voti favorevoli e un astenuto – Tango ha subito puntato l’accento sulla necessità di un “rinnovamento non soltanto generazionale” della magistratura, aggiungendo che la sua presidenza punta a “voltare pagina” rispetto a una serie di episodi giudicati disdicevoli.
In particolare, il neo‑presidente ha sottolineato l’esigenza di ricostruire il dialogo con le istituzioni politiche, con il mondo dell’avvocatura e con i cittadini, per una magistratura più unita e più vicina ai problemi della gente.
Nel suo intervento iniziale, ha parlato di priorità “di squadra”, evocando la necessità di un lavoro condiviso dentro l’Anm per affrontare i nodi pratici della giustizia, come l’enorme carico di lavoro, la digitalizzazione dei processi e la lentezza degli uffici giudiziari.
Ha inoltre dichiarato di voler rilanciare il ruolo dell’Anm come soggetto istituzionale capace di proporre soluzioni concrete alle riforme giudiziarie, piuttosto che limitarsi a reazioni polemiche verso il governo e la politica.
ha tenuto a specificare dopo le tensioni che anche ieri, con le dimissioni della consigliera Ceccarelli si sono palesate all'interno dell'associazione.
In sintesi, le prime parole di Tango delineano un intento di mediazione, rinnovamento organizzativo e maggiore concretezza, in un contesto politico e sociale nel quale la magistratura resta al centro del dibattito pubblico.
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