Neanche il tempo di arrivare in Parlamento per l’approvazione, che il Decreto Carburanti con il taglio delle accise sulla benzina è già acqua passata.
Il taglio delle accise sulla benzina si è rivelato meno efficace del previsto e rischia di esaurire i suoi effetti senza aver alleggerito davvero il peso dei rincari per gli italiani.
Più che una risposta strutturale al caro carburanti, la misura appare come un intervento tampone a forte valenza politica, pensato per dare un segnale immediato all’opinione pubblica.
Introdotto dal governo il 18 marzo, il provvedimento ha una durata limitata di 20 giorni e scadrà il prossimo 7 aprile, senza garanzie di rinnovo. Un orizzonte temporale ristretto che, già in partenza, ne evidenziava i limiti. Nonostante lo sconto di 25 centesimi al litro, i benefici per i consumatori sono stati in gran parte assorbiti dagli aumenti del mercato.
Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale in modalità self service si attesta oggi a 1,746 euro al litro per la benzina e 2,055 euro per il gasolio, con valori ancora più elevati sulla rete autostradale. Numeri che confermano come l’intervento non sia riuscito a incidere in modo significativo sui listini.
Dopo un iniziale calo e l’assalto ai distributori registrato nei giorni successivi all’introduzione del provvedimento, i prezzi hanno ripreso a salire già nel giro di pochi giorni, dimostrando il carattere temporaneo e fragile della misura.
Il Codacons segnala infatti una nuova crescita dei prezzi alla pompa, con il gasolio che supera i 2,05 euro al litro e la benzina che si avvicina a 1,75 euro, mentre in alcune regioni si registrano livelli ancora più elevati.
Le tensioni internazionali, in particolare nel Golfo Persico, hanno continuato a spingere verso l’alto i prezzi delle materie prime. Inoltre, la natura temporanea della misura ne ha limitato l’impatto, rendendola inefficace nel contenere i rincari nel medio periodo.
In questo contesto, il rischio è che, senza un rinnovo del taglio delle accise, i prezzi possano aumentare ulteriormente, con il gasolio oltre i 2,3 euro al litro e la benzina vicina ai 2 euro. Al momento, tuttavia, il governo non sembra orientato a prorogare la misura, anche alla luce dei suoi risultati limitati e del costo complessivo di circa 600 milioni di euro.
L’esecutivo sta valutando interventi alternativi, come crediti d’imposta per alcuni settori e un rafforzamento dei controlli contro la speculazione lungo la filiera. Misure che si inseriscono in un quadro più ampio di politiche emergenziali, insieme al Decreto Bollette in discussione in Parlamento, e che confermano un approccio ancora legato alla gestione dell’urgenza più che alla costruzione di soluzioni strutturali.
Resta però l’incertezza sull’efficacia di queste misure in uno scenario internazionale ancora instabile.
Palazzo Chigi si trova così di fronte a una contraddizione evidente: sostenere un costo di circa 600 milioni di euro per una misura che ha prodotto benefici limitati, senza riuscire a intervenire sulle cause profonde del caro carburanti.
In questo contesto, il caro carburanti si conferma un tema altamente sensibile anche sul piano del consenso, con effetti immediati su famiglie e imprese e un impatto diretto sulla percezione dell’azione di governo.
Al momento, tuttavia, l’esecutivo non sembra orientato a prorogare la misura, anche alla luce dei suoi risultati limitati.
L'ipotesi di una proroga del taglio delle accise sui carburanti "verrà valutata da tutto il governo complessivamente rispetto a quello che è il quadro complessivo, non si può spezzettare”.
Ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro dell'Energia Gilberto Pichetto Fratin.
"Faremo le valutazioni" necessarie. "Aspettiamo il report che ci daranno gli organi che sono impegnati in questa valutazione", afferma.
Il leader della Lega, Matteo Salvini, assicura:
Il decreto carburanti si inserisce in un quadro più ampio di interventi emergenziali, come il Decreto Bollette, confermando una strategia basata su misure temporanee piuttosto che su riforme strutturali del settore energetico.
E’ prevista nel pomeriggio di oggi l’inizio della discussione alla Camera del provvedimento varato il 20 febbraio 2026, contenente gli sconti in bolletta per le famiglie vulnerabili e con un reddito Isee basso e aiuti alle imprese.
Il governo ha annunciato l’intenzione di porre la fiducia. Il provvedimento deve essere approvato prima di Pasqua per poi passare al Senato dove deve essere approvato entro il 21 aprile. Nel frattempo è stato incardinato a Palazzo Madama anche il decreto carburanti con il taglio delle accise su benzina e gasolio.
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