30 Mar, 2026 - 13:15

Elezioni anticipate 2026: chi avrebbe davvero più da guadagnare, Meloni o il centrosinistra? 

Elezioni anticipate 2026: chi avrebbe davvero più da guadagnare, Meloni o il centrosinistra? 

L’ipotesi elezioni anticipate continua a turbare Palazzo Chigi. L’ondata di dimissioni all’interno del governo seguite alla debacle referendaria, il tentativo di Giorgia Meloni di congelare il rimpasto dell’esecutivo con l’adozione ad interim delle deleghe del Turismo di Daniela Santanchè, non sono serviti a fermare la ridda di voci e speculazioni sulla tentazione della premier di staccare prima la spina al governo.

Dall’esecutivo fioccano le smentite, eppure, nelle ultime ore hanno cominciato a circolare anche alcune possibili date. L’opposizione incalza, ma andare al voto prima del tempo potrebbe trasformarsi in una trappola politica, cosa che i leader del centrosinistra sanno perfettamente. 

Ecco, allora, a chi – tra governo e opposizione – converrebbe di più andare al voto anticipato e perché.

Meloni pensa al voto anticipato? Ecco a chi converrebbe di più e perché

Al netto di tutte le possibili considerazioni politiche, in questo momento, le elezioni anticipate sembrerebbero convenire di più al centrosinistra. 

In questo momento l’opposizione potrebbe approfittare dello slancio e dell’iniezione di fiducia della vittoria al referendum sulla Giustizia, oltre che delle crepe in maggioranza.

Il centrosinistra, però è ancora privo di un leader e di un programma, ma sia Conte che Schlein continuano ad assicurare che - in caso di voto nel 2026 - si farebbero trovare pronti, ma il rischio di ritrovarsi ad urne chiuse a dover raccattare i cocci di un progetto ancora immaturo esistono e non sono da sottovalutare.

Giorgia Meloni, invece, sa che l’attuale frammentazione della maggioranza e la delusione per l’esito della consultazione referendaria rappresentano un rischio. La premier, tuttavia, sa anche che andare al voto subito significherebbe capitalizzare al massimo il consenso ancora alto di Fratelli d’Italia prima che la coalizione si indebolisca ulteriormente.

Meloni vuole presumibilmente evitare di arrivare al voto del 2027 con una coalizione logorata, ma anche di dare il tempo all’opposizione di organizzarsi in una coalizione unitaria che – come dimostrato dal referendum – potrebbe vincere la partita per Palazzo Chigi.

Sondaggi post-referendum choc per la maggioranza

Ci sono poi i sondaggi sulle intenzioni di voto da prendere in considerazione. Le prime rilevazione post-referendum certificano per la prima volta il sorpasso del centrosinistra sul centrodestra.

Fratelli d’Italia, resta il primo partito con un gradimento che oscilla tra il 27 -29% ma è in una fase discendente, mentre il centrosinistra per quanto frammentato è in una fase propulsiva.

I dati diffusi da Ipsos e analizzati da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera (29 marzo), insieme all’aggregato di YouTrend (26 marzo), delineano un quadro politico in movimento all’indomani del referendum.

Il primo elemento che emerge è l’arretramento di Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni, che perde tra 0,6 e 1,3 punti percentuali attestandosi in una forbice tra il 26,7% e il 28,2%. 

All’interno del centrodestra, il calo di FdI non si traduce però in un crollo della coalizione, che nel complesso si mantiene tra il 46% e il 47%. A compensare parzialmente è Forza Italia, in crescita fino al 9,5% nella rilevazione Ipsos, mentre la Lega rimane stabile al 6,3%.  

Sul fronte opposto, il centrosinistra appare in ripresa. Il Partito Democratico guadagna terreno, oscillando tra il 21,8% e il 22%, mentre il Movimento 5 Stelle cresce in modo più marcato, fino al 14,2%. La dinamica combinata porta l’area progressista a collocarsi tra il 42% e il 43%, riducendo sensibilmente il divario con il centrodestra. 

Anche dal punto di vista dei dati demoscopici, quindi, il centrosinistra sarebbe in una posizione di vantaggio se si votasse oggi.

Elezioni anticipate 2026: vota a giugno o ottobre? 

Nelle ultime ore circola con insistenza tra i corridoi dei palazzi della politica la data del 7 giugno 2026. Sarebbe, infatti, l’unica data utile prima dell’estate, evitando le sabbie mobili della discussione sulla legge di Bilancio in autunno.

Andare al voto prima dell’estate, inoltre, consentirebbe di cristallizzare il consento al momento presente, evitando la riorganizzazione del centrosinistra, ma anche degli alleati e in particolare Forza Italia. L’intervento di Marina Berlusconi per un restyling del partito potrebbe cambiare gli equilibri all’interno del centrodestra, attualmente saldamente guidato da Fratelli d’Italia. 

I tempi tuttavia sono stretti e come abbiamo visto sopra le cose da prendere in considerazione sono numerose. In campo, quindi, c’è anche la finestra di ottobre 2026 che però condannerebbe i partiti all’ennesima campagna elettorale estiva. 

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